Velenoso, inquietante e molto divertente, il film di Todd Haynes è un’acrobazia tonale. Si parte dal fascino pruriginoso di uno scandalo su cui s’innesta il processo “parassitario” messo in atto da un’attrice. Un’ambigua Natalie Portman è Elizabeth, un’attrice famosa piombata a Savannah per studiare un personaggio. Deve interpretare Gracie (Julianne Moore) madre e moglie molto popolare in città, finita sui giornali vent’anni prima per una storia d’amore illecita con il suo attuale marito (ottimo Charles Melton) che ha 23 anni meno di lei. Anche se l’ambientazione è meno elegante di quelle a cui ci ha abituati Haynes, il regista sguazza nel melodramma della storia, cattura in modo spiritoso il rapporto tutt’altro che fluido tra attore e soggetto, una specie di simbiosi ostile, di tacita rivalità. La sceneggiatura aggiunge gradualmente elementi che colorano i personaggi e le due attrici sono sublimi: molto antipatiche e molto divertenti. Wendy Ide, The Observer

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Questo articolo è uscito sul numero 1555 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati