Lee Ya-Yen cattura quelli che il fotografo André Kertész – conosciuto per il suo rifiuto di trasformare la fotografia in qualcosa di spettacolare o aneddotico – definiva “piccoli niente”. Lo fa quando, raccogliendo le immagini scattate nel corso delle sue lente passeggiate, compone dei piccoli poemi, dei concentrati eleganti e raffinati di emozioni. Come per esempio in Daily life, Fragments – Tainan series, dove l’insieme è un susseguirsi di piccole sorprese visive, anche se è sempre lo stesso posto. “Si tratta del mio ultimo lavoro, finito nel 2023 dopo aver passato circa due anni a viaggiare tra Taipei e Tainan. Ho cominciato questo progetto perché mi è sempre piaciuta Tainan. Per conoscere e osservare la città ci sono andata in varie stagioni, anche nei giorni in cui imperversavano i tifoni. Spero di essere riuscita a rappresentare fedelmente la sua storia e le sue tradizioni”.

Situata nella parte sudoccidentale dell’isola, Tainan è veramente una città a parte: grandi edifici in vetro e metallo convivono con le tracce ben conservate della sua ricca storia. È diventata molto turistica, anche per la sua cucina agrodolce e i suoi 1.613 templi buddisti e taoisti. Fondato dalla compagnia olandese delle Indie orientali, il porto è stato la capitale dell’isola fino al 1887, data in cui il centro amministrativo fu spostato a Taipei, e si pensa che l’antico nome della città, Tayuan, sia all’origine del nome Taiwan.

Lee Ya-Yen ha girovagato soprattutto nella città vecchia, intorno a mercati, negozi, ristoranti di strada, ma la sua non può essere considerata street photography nel senso tradizionale del termine. Gli unici elementi che le interessano sono la luce e i dettagli.

Lee Ya-Yen si ferma per esempio di fronte al sole che brilla in fondo a un vicolo trasformando la prospettiva del selciato in una superficie dorata; lo stesso oro di una carpa colpita dallo stesso sole, e che dialoga elegantemente con altri pesci bianchi e rossi più in ombra. Ma la luce può anche ravvivare il rosso della maglietta di un uomo seduto in attesa del piatto ordinato, o sublimare oggetti del tutto banali, perfino brutti, come gli sgabelli di plastica arancione dei ristoranti di strada trasformati dallo sguardo di Lee in una sorta di scultura.

Una visione unica

I suoi soggetti hanno un aspetto lieve, sono fotografati con grande libertà e in modo diretto, senza effetti, senza sforzo apparente, senza alcun manierismo né linee guida: uova delicatamente posate su un nido bianco e soffice e sapientemente presentate in una rete rossa; uno scooter avvolto in un telo rosa, sgabelli bianchi e rossi sovrapposti, tovaglioli di colori diversi stesi ad asciugare in strada; e ancora il busto di un manichino da sartoria beige coperto da centinaia di spille, vetrine colorate. Poi ci sono bambini e bambine in posizioni divertenti o enigmatiche, dietro un vetro o mentre bruciano dei bastoncini di incenso in un tempio, piccoli gruppi di ragazzi in bicicletta.

Sono situazioni apparentemente scollegate tra loro, ma capaci di dare un’impressione di coerenza, di una visione unica. “Ogni volta che visito Tainan, percorrendo le strade e i vicoli, non posso fare a meno di contemplare gli immensi cambiamenti che hanno attraversato la città. Immagino inconsciamente le scene lungo gli argini del fiume, gli abitanti che lavorano dall’alba al tramonto, il traffico pulsante delle navi, la circolazione delle varie merci nei mercati, i funzionari locali, le imprese e gli operai, tutto che ruota intorno ai cinque fiumi che creano ricchezza. Questi elementi si sono conservati nel corso del tempo e sono diventati indicatori fondamentali dell’economia locale. È con questa visione che mi sono lanciata in un viaggio semplice, sentendo e osservando silenziosamente quello che succedeva dall’alba al tramonto, dai giorni soleggiati a quelli piovosi, dall’inverno all’autunno. Nel corso di questi momenti ho avuto l’impressione di partecipare e di essere testimone di alcune pagine della storia, dando la prova tangibile di un’esistenza sincera nel corso del tempo. Percorrendo la storia, ho cercato di catturare la vita quotidiana di oggi a Tainan con un tocco di nostalgia. Che si tratti del lampo luminoso all’incrocio di una strada, del flusso di persone in una via commerciale, di angoli trascurati o dell’atmosfera provocata da un temporale improvviso, cerco di documentare, una fase dopo l’altra, i resti dei ricordi della vecchia città. Guardando ogni istante come se fosse strettamente legato al mio presente, registro alcuni aspetti del paesaggio di Tainan che per me rappresentano delle prospettive al tempo stesso soggettive e oggettive”.

Il rapporto con il tempo

Nata nel 1971 e laureata alla National Taiwan normal university, Lee Ya-Yen ha scelto la fotografia per la sua complessa relazione con il tempo, che corrisponde perfettamente alla sua visione del mondo, caratterizzata sempre da un sottile elemento nostalgico. L’artista lo esprime chiaramente a proposito della sua lunga serie precedente, Stranded time, esposta in diverse occasioni, e che obbedisce alle stesse regole di inquadrature intuitive, delicate, sensibili e caratterizzate da un’elegante leggerezza.

“È attraverso le lezioni della vita che si capisce e si accetta progressivamente il concetto di ‘impermanenza’. Quello che noi percepiamo come passato, in un’altra epoca era il presente, e anche il futuro finirà per diventare il passato”, spiega l’artista. Queste considerazioni sono all’origine dei colori dolci, a volte colpiti da sprazzi di luce intensa, che danno vita a un tono particolare. La sua ricerca la porta anche a lavorare durante i temporali, quando la luce si fa più livida e cancella molte asperità. La tonalità delle immagini di Lee Ya-Yen ha un carattere omogeneo e l’artista cerca senza sforzo delle corrispondenze ai suoi sentimenti del momento negli spazi che attraversa con il suo ritmo lento.

Il suo ritratto di Tainan non è una descrizione, ma una visione intima di una città che ama. Una sfida reale in una città turistica molto fotografata, che lei riesce a catturare senza stereotipi, con uno stile sincero e personale.◆ adr

Le mostre

◆ Lee Ya-Yen insegna in un liceo di Taipei. Le foto della serie Stranded time sono state esposte al festival internazionale di fotografia di Tainan nel 2023 e saranno presentate in occasione del 400° anniversario della città, al Tainan museum of art. La fotografa sta lavorando al suo primo libro, che sarà pubblicato con la casa editrice giapponese Akaska.


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Questo articolo è uscito sul numero 1564 di Internazionale, a pagina 68. Compra questo numero | Abbonati