A cavallo tra ottocento e novecento milioni di koala australiani furono abbattuti per la loro pelliccia. Negli anni venti nello stato di Victoria ne erano rimasti meno di mille. Le misure di conservazione hanno arrestato il declino, ma gli incroci tra pochi consanguinei sembravano aver reso la specie vulnerabile a malattie e cambiamenti ambientali a causa della ridotta variabilità genetica. Oggi però i dati sembrano smentire questa ipotesi. L’analisi del dna di 418 koala provenienti da 27 zone dell’Australia rivela che la rapida crescita della popolazione nello stato di Victoria, arrivata a quasi mezzo milione di esemplari nel 2020, ha aumentato la ricombinazione genetica nella prole. Questo avrebbe prodotto nuova variabilità genetica più rapidamente di quanto previsto dai modelli classici. La storia demografica dei koala suggerisce che anche popolazioni passate attraverso un “collo di bottiglia” genetico possono recuperare la diversità perduta se il numero di individui torna a crescere. Una buona notizia per la conservazione di altre specie sull’orlo dell’estinzione. ◆

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1656 di Internazionale, a pagina 103. Compra questo numero | Abbonati