Il sistema alla base della creazione di un disco comprende presentazione e performance dal vivo, ed è frutto di processi creativi e tecnici di cui vediamo solo il prodotto finito; per noi questo è il punto di arrivo, ma in realtà è frutto di istantanee di una creatività molto più movimentata di quanto crediamo. E questi percorsi sono tortuosi, in particolare se parliamo di Shabaka, clarinettista e sassofonista, ormai un talento riconosciuto della sua generazione. Of the earth è il primo album in cui suona e produce tutto da solo, e rappa perfino. Ma potrebbe anche essere il primo in cui il musicista londinese incarna tutte le possibilità che i suoi lavori precedenti avevano indicato. L’esplorazione è costante: i suoni germogliano da semi di idee, si arrampicano nel terreno della coscienza creativa e raggiungono i propri limiti per superarli. Gli elementi percussivi sono ovunque e questo contribuisce a rendere vivo il disco. I fan di The Comet Is Coming o Sons of Kemet sentiranno qualcosa di familiare ma Of the Earth si attesta come un passo in avanti definitivo e dimostra che Shabaka ha solo cominciato a mostrarci di cosa è capace.
Angus Batey, The Quietus

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Questo articolo è uscito sul numero 1656 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati