Nella mitologia cinese il gigante Kuafu corre all’inseguimento del Sole, che ha bruciato la sua gente. Oggi il suo sforzo erculeo è un simbolo dell’esplorazione e del coraggio: la Cina ha dato il suo nome a molte imprese tecnologiche, tra cui una sonda solare e un robot umanoide, ed è anche il simbolo delle ambizioni cinesi nel settore della fusione nucleare.
Recentemente 1.500 fisici e ingegneri si sono riuniti a Hefei, dov’è in costruzione il Burning plasma experimental superconducting tokamak (Best ), la più recente macchina sperimentale cinese per generare energia dalla fusione. I lavori dovrebbero concludersi nel 2027, dopo di che il Best sarà il banco di prova per il China fusion engineering demo reactor (Cfedr), un progetto ancora più ambizioso previsto per il 2030. Se avrà successo potrebbero sorgere centrali collegate alla rete elettrica in anticipo di almeno dieci anni rispetto ai tentativi di altri governi.
Malgrado le potenzialità della fusione nucleare di generare grandi quantità di elettricità a basso costo, la tecnologia rimane sperimentale. Anche se Stati Uniti ed Europa sono in testa nella corsa alla fusione, la pianificazione meticolosa ha dato lo slancio alla Cina. Le sue aziende private non sono ancora all’altezza di quelle straniere, ma il programma nazionale è diventato un serio concorrente grazie a una triplice strategia: stabilire le priorità della ricerca, dotare scienziati e ingegneri di ingenti finanziamenti e creare la filiera industriale dei componenti.
Finora la Cina si è affidata a tecnologie collaudate. Il Best è un tokamak, un reattore a forma di ciambella in cui un plasma elettricamente carico viene riscaldato e confinato da magneti fino a quando i diversi tipi di nuclei d’idrogeno che lo compongono superano le forze repulsive che li tengono separati. Nelle giuste condizioni i nuclei si possono fondere sprigionando enormi quantità d’energia, buona parte della quale viene inviata ai neutroni prodotti dalla reazione facendoli scontrare con le pareti e generando calore.
Per poter essere utile nelle centrali elettriche il plasma deve raggiungere una densità tale che il suo calore si autoalimenta. Questo avviene a temperature superiori ai 150 milioni di gradi e in presenza di campi magnetici centinaia di migliaia di volte più forti di quello terrestre. Gli scienziati cinesi si stanno avvicinando all’obiettivo. Il 1 gennaio i ricercatori dell’Experimental advanced superconducting tokamak (East) hanno riferito di essere riusciti a portare la densità del plasma a livelli prima impensabili.
Oltre alle sfide della fisica ci sono quelle dell’ingegneria. I tokamak sono enormi macchine con componenti all’avanguardia, e per costruirli serve una complessa filiera. La Cina ha incentivato le sue industrie a produrre i componenti necessari, un altro ambito in cui è in anticipo sui rivali. Il reattore a fusione nucleare del progetto Iter, in Francia, usa componenti cinesi.
C’è poi la questione del combustibile. Il Best userà due isotopi dell’idrogeno: il deuterio, che ha un protone e un neutrone, e il trizio, che ha un protone e due neutroni. Il deuterio si può estrarre dall’acqua ed è economico, ma il trizio è rarissimo in natura e decade in fretta a causa della sua radioattività. Gli scienziati sperano che prima o poi il Best sarà in grado di produrlo da solo. Se la camera del tokamak è rivestita internamente di litio, gli atomi colpiti dai neutroni ad alta energia potrebbero trasformarsi in atomi di trizio, un risultato che molti vorrebbero ottenere.
Pubblico e privato
Vicino al Best, alla Comprehensive research facility for fusion technology (Craft) sono in corso ricerche sul rivestimento di litio e su altre tecnologie. Gli ingegneri stanno sviluppando materiali e componenti per i reattori del futuro e testano i sistemi del Best. Inoltre stanno progettando robot di alta precisione capaci di operare ad alte temperature, che si occuperanno della manutenzione del gigantesco reattore. Mentre gli europei prima perfezionano le tecnologie e poi costruiscono, dice il direttore della ricerca del Cnrs francese Yannick Marandet, i cinesi tendono a “imparare facendo”.
Altrettanto importante è stata la pianificazione statale. Nel luglio 2025 la Cina ha creato la China fusion energy, controllata dall’azienda nucleare di stato, per coordinare le ricerche. Il 15 gennaio è entrata in vigore la nuova legge sull’energia atomica, che punta a stimolare gli investimenti nel settore, e il 12 marzo il governo ha incluso la fusione nucleare nei suoi programmi economici, compreso il quindicesimo piano quinquennale.
Se in Cina è lo stato a guidare il settore, nei paesi occidentali, soprattutto negli Stati Uniti, aumenta l’interesse dei privati: ben 77 startup di tutto il mondo hanno raccolto 15 miliardi di dollari per arrivare alla fusione che si autoalimenta usando varie tecnologie, dai tokamak di nuova generazione a tecniche per il confinamento inerziale e reattori dalle forme originali detti stellarator. Queste alternative, che possono essere più economiche o più semplici, potrebbero scavalcare i costosi progetti pubblici. Alcune aziende statunitensi promettono di fornire energia alla rete all’inizio del prossimo decennio, un obiettivo simile a quello cinese.
Ci sono segnali che la Cina sta seguendo l’esempio degli Stati Uniti spingendo capitali privati verso startup promettenti. Finora 42 startup statunitensi hanno raccolto otto miliardi di dollari, mentre otto aziende cinesi ne hanno messi insieme circa cinque molto più rapidamente. Nell’aprile 2025 la cinese NovaFusionX ha totalizzato 70 milioni di dollari, il più ingente capitale iniziale mai ottenuto nel paese da una società privata del settore. La Startorus Fusion, nata all’università Tsinghua, scommette su un tokamak sferico e a gennaio ha raccolto il doppio. La Energy Singularity spera di raggiungere lo stesso obiettivo costruendo magneti potentissimi, mentre la Enn, una conglomerata, usa combustibili diversi: tenterà di fondere nuclei d’idrogeno e di boro.
La corsa alla fusione non dev’essere un gioco a somma zero. La Cina è aperta alla collaborazione non solo imparando dai risultati di Iter, ma permettendo agli scienziati stranieri di usare le sue macchine. Questi ultimi riconoscono di aver appreso molto dalla velocità, dall’efficienza e dai progressi cinesi. Una volta operativo, il Best sarà tra gli esperimenti di fusione più avanzati e gli scienziati di tutto il mondo vorranno collaborare, dice Marandet. A differenza di Kuafu, la Cina non inseguirà il Sole da sola. ◆ sdf
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Questo articolo è uscito sul numero 1658 di Internazionale, a pagina 102. Compra questo numero | Abbonati