◆ Le prime due settimane di bombardamenti israeliani e statunitensi contro l’Iran hanno provocato l’emissione di oltre cinque milioni di tonnellate di anidride carbonica, ha calcolato uno studio pubblicato dal centro di ricerca Climate & Community Institute. È un dato superiore alle emissioni prodotte dall’Islanda in tutto il 2024 e pari a quelle annuali di 1,1 milioni di auto a combustione interna, che equivale a 1,3 miliardi di dollari di danni legati al cambiamento climatico. Il principale fattore è la distruzione degli edifici, responsabile di quasi metà del totale, seguita dagli incendi provocati dal bombardamento dei depositi di carburante e dai consumi degli aerei militari. L’F35, uno dei jet usati da Israele e Stati Uniti nel conflitto, brucia tra 5.600 e 6.500 litri di cherosene in una sola sortita ed emette tra 14 e 17 tonnellate di anidride carbonica, equivalenti a quelle prodotte da un’auto in tutta la sua vita di servizio, spiega Lennard de Klerk dell’Initiative on greenhouse gas accounting of war. Ma gli effetti a lungo termine del conflitto per il clima saranno probabilmente più gravi di quelli immediati. A Gaza e in Libano la rimozione delle macerie e la ricostruzione comporteranno l’emissione di una quantità di gas serra almeno 24 volte superiore a quella prodotta dai combattimenti. Poi c’è da considerare la produzione dei missili e delle altre munizioni necessarie per rimpiazzare quelle usate nel conflitto, e l’espansione della produzione di combustibili fossili in nome della sicurezza energetica.
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Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati