Le elezioni locali che si sono tenute il 29 marzo in dieci comuni della Serbia, con circa 250mila elettori chiamati alle urne, sono state segnate da tensioni, violenze tra polizia e militanti dell’opposizione e accuse di brogli. Secondo la stampa è la dimostrazione che il presidente Aleksandar Vučić è in difficoltà e che il movimento degli studenti che ne chiede le dimissioni da più di un anno è ancora forte. “I cittadini che oggi hanno lottato con le unghie e con i denti per difendere i risultati delle elezioni hanno risollevato il morale di tutte le persone che negli ultimi mesi avevano perso fiducia”, commenta il settimanale Vreme. “Il movimento studentesco sta raccogliendo i frutti dei suoi sforzi, dopo un anno e mezzo di manifestazioni e dopo le sofferenze causate dagli arresti e dai pestaggi. Sappiamo che il vero lavoro politico è appena cominciato e che presto si vedranno i risultati. Con il voto del 29 marzo siamo entrati in una nuova fase del declino del regime di Vučić”.
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Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 27. Compra questo numero | Abbonati