In vent’anni di carriera i Twilight Sad hanno sempre aggiunto qualcosa al loro suono. Dagli umili esordi shoegaze folk, nel tempo sono stati il riflesso della personalità di James Graham e Andy MacFarlane. Le canzoni sono diventate più dirette, sono arrivati i sintetizzatori e Robert Smith si è confermato un collaboratore chiave; le chitarre si sono stratificate creando ricchi arrangiamenti dal notevole impatto sonoro. Questo è il loro sesto album, a sette anni dal precedente, ed è il culmine di questa evoluzione discreta. I brani combattono con la perdita e l’angoscia, e in maniera sicura gettano un po’ di luce sull’oscurità. Dead flowers è il centro di It’s the long goodbye: comincia in maniera intricata e minacciosa, ma a metà esplode nella tipica catarsi emotiva del gruppo scozzese. La finale Tv people still throwing Tvs at people si conclude con un interrogativo, lasciando il racconto aperto, perché nella vita vera non ci sono risposte definitive e questo album è un viaggio incredibile alla scoperta delle domande.
Adam Turner-Heffer, The Skinny

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Questo articolo è uscito sul numero 1661 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati