Pavel “Paša” Talankin, insegnante nella città russa di Karabash, 1.700 chilometri a est di Mosca, racconta in prima persona come è stato colpito direttamente dall’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022. Alla scuola è stato imposto un nuovo programma di studi “patriottico” e agli studenti di eseguire canti e discorsi nazionalistici, da registrare in video. Dopo aver presentato le dimissioni Talankin è entrato in contatto con David Borenstein, un regista statunitense che voleva documentare l’impatto della guerra sulla vita quotidiana in Russia. Talankin ha ritirato le sue dimissioni così da poter svolgere i suoi doveri ufficiali – filmare marce, gare di lancio di granate, seminari dei mercenari della Wagner – e contemporaneamente raccogliere materiale per Borenstein. Talankin assiste alla coscrizione di giovani uomini e piange la morte di alcuni di loro, riconoscendo con amarezza l’efficacia della propaganda. Con i dogmi che permeano le giornate scolastiche, gli studenti non ricevono un’istruzione adeguata e si ritrovano impreparati a tutto tranne che all’obbedienza. Il risultato è un’opera esemplare di modernismo cinematografico, un film riflessivo che trasforma la sua genesi nel suo soggetto e nella sua essenza morale. Mr. Nobody against Putin drammatizza incessantemente il suo aspetto più eccezionale: il fatto stesso che sia stato realizzato.
Richard Brody, The New Yorker

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1661 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati