Un album collaborativo può essere divisivo. Da un lato i fan esultano nel veder lavorare insieme due dei loro artisti preferiti, dall’altro temono un risultato inferiore alle attese. Nel caso dei beniamini dell’hip-hop Earl Sweatshirt e MIKE, un progetto congiunto appare naturale, viste le affinità nella produzione, nel flow e le collaborazioni passate. Grazie all’aggiunta del collettivo sperimentale SURF GANG, il risultato è affascinante ma anche controverso. La parte di MIKE, Pompeii, si apre con forza: The fall introduce atmosfere cupe e bassi distorti. Brani come Afro e Minty mostrano chimica e ritmo, con testi ironici costruiti su beat incisivi. MIKE dimostra versatilità e controllo su produzioni non convenzionali. Utility di Sweat-shirt resta fedele al suo stile: testi introspettivi su strumentali psichedeliche. La produzione dei SURF GANG rimane impeccabile per tutto Utility. Ascoltare brani come Home on the range, React e Rectangle lens è come mordere la madeleine di Proust e tornare indietro nel tempo a un vecchio album di Lucki come Freewave 3, mantenendo però sempre Sweatshirt al centro. Ma l’essenza di Utility si coglie probabilmente al meglio in Leadbelly, uno dei pochi brani che vede insieme Sweatshirt e MIKE. I due si scambiano barre con naturalezza, completandosi perfettamente a vicenda e dando vita a un inno notturno dalle vibrazioni ipnotiche e leggermente stordenti. L’album privilegia atmosfera e immersione: non è per tutti, ma sicuramente è notevole.
Finn Cliff Hodges, The Quietus
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Questo articolo è uscito sul numero 1661 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati