La violenza domestica contro le donne è anche un problema di salute pubblica. È quanto emerge dal Global burden of disease (Gbd), uno studio internazionale coordinato dall’università di Washington che dal 1990 quantifica i danni alla salute provocati da malattie, traumi e fattori di rischio. A gennaio un rapporto del Gbd pubblicato dalla rivista medica The Lancet ha riportato dati specifici sulla violenza contro le donne.
Nel 2023, 608 milioni di donne di 15 anni o più grandi avevano subìto violenza da parte del partner, cioè il 20,1 per cento della popolazione mondiale. Il tasso più alto è quello dei paesi dell’Africa subsahariana (22,6 per cento).
L’inchiesta ha valutato l’impatto a lungo termine delle aggressioni sulla qualità della vita. Al livello globale, nel 1990 la violenza sulle donne commessa dai partner ha causato la perdita di 12,8 milioni di anni di vita in buona salute, che sono diventati 18,5 milioni nel 2023. Considerando la crescita della popolazione globale, però, il tasso è diminuito, passando da 686,5 anni per centomila donne a 624,4. Questi dati riflettono il fatto che le donne aggredite hanno problemi di salute che possono durare anche per anni: depressione, ansia, autolesionismo, abuso di droghe, hiv e aborto.
Per affrontare un quadro così complesso servono interventi che coinvolgano l’istruzione, la sanità e la giustizia, campagne di sensibilizzazione e sostegno psicologico. Inoltre servono istituzioni specializzate, modernizzazione tecnologica di tribunali e commissariati, misure protettive, case di accoglienza per le sopravvissute e un monitoraggio statistico continuo. L’impunità va affrontata con più decisione. In Brasile, per esempio, i casi di violenza domestica impiegano in media 429 giorni per arrivare davanti a un giudice. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1664 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati