Per anni l’allevatore Brian McClain aveva comprato vitelli all’asta per poi rivenderli tre mesi dopo guadagnandoci. La sua sembrava un attività di successo , scrive il Wall Street Journal, ma c’era un problema: “Gran parte del suo bestiame in realtà non esisteva”. McClain ha messo in atto il più classico degli schemi Ponzi. Si tratta di un modello di truffa finanziaria che promette guadagni facili e rendimenti alti con rischi nulli; ma, non essendoci un vero investimento, i profitti dei primi partecipanti sono pagati con i fondi versati dai nuovi investitori. L’attività di McClain si basava su un prestito di cinquanta milioni di dollari concesso da una banca agricola e su altri 120 milioni arrivati da vari investitori, tra cui alcuni amici. I creditori sapevano che l’allevatore aveva circa 87mila capi, ma nell’aprile 2023 è venuto fuori che erano appena 8.916. I controlli erano scattati perché un investitore rivoleva indietro i suoi soldi e si era rivolto alla polizia; inoltre la banca agricola si era insospettita dopo aver notato che la quantità di mangime consumata dall’allevatore non era assolutamente congrua con il numero di capi dichiarati. In seguito l’allevatore si è tolto la vita, ma in questi anni le indagini hanno permesso di fare luce sui meccanismi della truffa. I creditori, però, sono riusciti a recuperare solo una minima parte dei loro soldi. Nel corso degli anni McClain aveva realizzato operazioni con il bestiame immaginario per un totale di due miliardi di dollari. Ancora oggi nessuno sa bene che fine abbiano fatto tutti questi soldi. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1671 di Internazionale, a pagina 95. Compra questo numero | Abbonati