Le storie di grandi felini fuggiti popolano da più di un secolo gli spazi periferici dell’immaginario coloniale australiano. Senza dubbio hanno molti significati, ma è difficile non leggerle come un’altra manifestazione di quel più ampio disagio legato ai silenzi del paesaggio australiano che animano il versante gotico della cultura del paese. Nel suo quarto romanzo, Dusk il puma, Robbie Arnott riprende questi miti e li reinventa con risultati affascinanti. Il suo grande felino è una puma chiamata Dusk, l’ultima sopravvissuta di un gruppo liberato sugli altopiani della Tasmania per controllare la popolazione di cervi inselvatichiti. Uno degli allevatori che vuole sbarazzarsene spiega a un certo punto: “È il suo carattere a renderla pericolosa… Dusk caccia su ogni terreno e con qualsiasi tempo. Predilige le pecore, ma attacca qualunque cosa. Soprattutto se le dà la caccia”. Quest’ultima osservazione dovrebbe bastare a scoraggiare chiunque. Ma per i gemelli Iris e Floyd la ricompensa è troppo grande per essere ignorata, e così si avventurano tra le montagne per rintracciare Dusk e ucciderla. Iris e Floyd sono personaggi magnetici. Figli di due detenuti evasi, sono legati dall’esperienza condivisa di un’infanzia trascorsa in fuga. Ma sebbene la criminalità dei loro genitori li abbia trasformati in emarginati, non li ha resi duri o crudeli. Al contrario, ha creato tra loro un legame di cura reciproca che li sostiene di fronte alla disapprovazione della società.
James Bradley, The Guardian

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Questo articolo è uscito sul numero 1671 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati