A mano a mano che sempre più professionisti si affidano all’intelligenza artificiale (ia) per il loro lavoro, le competenze che hanno faticosamente conquistato rischiano di atrofizzarsi?

È una possibilità che preoccupa i medici, gli scienziati informatici e altre categorie. Secondo un recente sondaggio rivolto al personale sanitario statunitense, il 70 per cento degli infermieri e il 77 per cento dei medici temono di perdere le proprie capacità a causa dell’eccessivo ricorso ai sistemi di ia.

angelo monne

I loro timori potrebbero essere fondati. Le evidenze indicano infatti che in medicina, informatica e altri settori è in corso una “dequalificazione” prodotta dall’intelligenza artificiale. I ricercatori dibattono su come salvaguardare importanti competenze umane nell’era dell’ia.

“C’è da sperare che la consapevolezza dell’esistenza del fenomeno susciti una riflessone sulle capacità che si vogliono conservare e quelle che si è disposti ad affidare” agli strumenti di ia, dice Kevin Crowston, esperto di scienza dell’informazione alla Syracuse university di New York.

Uno studio condotto su medici polacchi specializzati in endoscopia – l’esame dell’interno del corpo mediante sonde flessibili – dimostra con quanta rapidità gli strumenti di ia possano erodere le nostre capacità. I medici, che durante la carriera avevano tutti eseguito almeno duemila colonscopie, hanno avuto accesso a un sistema di ia che analizzava le immagini in tempo reale e segnalava un tipo di lesione intestinale precancerosa detto adenoma. Lo strumento era disponibile solo certi giorni.

Dopo aver cominciato a usarlo, le loro prestazioni peggioravano in modo significativo ogni volta che lo strumento non era disponibile. Se nei tre mesi precedenti alla sua introduzione gli specialisti avevano trovato almeno un adenoma nel 28,4 per cento delle colonscopie, nei tre mesi successivi il numero di adenomi individuati negli esami fatti senza l’assistenza dell’ia è sceso al 22,4 per cento.

I risultati, pubblicati nell’ottobre 2025 su The Lancet Gastroenterology and Hepatology, indicano che anche i professionisti più esperti possono diventare meno efficienti in alcune mansioni del loro lavoro se si affidano sempre di più agli strumenti ia, sostiene Robert Wachter, medico all’università della California a San Francisco che ha scritto un libro su come l’intelligenza artificiale sta trasformando la sanità. Secondo gli autori dello studio l’uso continuo di questi strumenti può rendere i medici “meno motivati, meno concentrati e meno responsabili nel prendere decisioni senza l’aiuto dell’ia”.

Yuichi Mori, medico e ricercatore dell’università di Oslo che ha partecipato allo studio, ritiene che serviranno altri studi per confermare questa tendenza. Ma chi usa gli strumenti di ia dovrebbe sapere che rischia di perdere una parte delle sue competenze, aggiunge. “Al momento non abbiamo una soluzione condivisa contro la dequalificazione, ma sarà un importante tema di ricerca nei prossimi anni”.

Pensiero automatico

Per capire se il fenomeno esista anche in informatica gli scienziati dell’Anthropic, l’azienda di ia di San Francisco, in California, hanno progettato un trial controllato randomizzato in cui è stato chiesto a 52 ingegneri informatici di eseguire un semplice compito di programmazione. Durante l’esercizio tutti i partecipanti potevano accedere a internet e cercare informazioni su come svolgere il compito. A metà del gruppo è stato chiesto di usare anche un assistente ia.

Alla fine tutti gli ingegneri hanno dovuto completare un questionario su cos’avevano imparato dall’esercizio. Quelli che avevano usato l’assistente ia hanno ottenuto risultati significativamente peggiori: il loro punteggio medio è stato del 50 per cento, contro il 67 per cento del gruppo che non l’aveva impiegato.

I programmatori che avevano avuto accesso all’ia hanno risposto particolarmente male alle domande che chiedevano d’individuare errori nel software, segno che non avevano compreso le basi teoriche del codice da loro creato. Lo studio è stato postato sul server di preprint arXiv prima della revisione paritaria.

I risultati sono preoccupanti, soprattutto per gli studenti e i giovani professionisti del settore, dice Crowston, che studia come l’uso degli strumenti di ia generativa sta cambiando il modo in cui gli sviluppatori di software apprendono e conservano le loro competenze. “C’è uno stranissimo scollamento tra prestazione e apprendimento”, dice. “Le persone possono fornire prestazioni di ottimo livello perché prendono in prestito le competenze dell’ia, ma non ne sviluppano di proprie”.

In passato altre tecnologie hanno reso obsolete alcune capacità umane, fa notare Tapani Rinta-Kahila, ricercatore all’università del Queensland a Brisbane, in Australia. Il gps, per esempio, ha eroso il nostro senso dell’orientamento. Ma gli strumenti di ia generativa sono “la prima tecnologia che automatizza processi cognitivi legati al pensiero e all’interpretazione, che sono stati a lungo considerati unicamente umani”.

Il lavoro di Rinta-Kahila conferma questi timori. In uno studio pubblicato nel 2018 ha seguito dei ragionieri che da più di dieci anni usavano un sistema di contabilità automatico. Quando non hanno più potuto servirsi dello strumento, è risultato che avevano dimenticato come svolgere una serie di compiti di routine. Secondo lui, via via che si faranno carico delle mansioni un tempo svolte dai professionisti alle prime armi, i sistemi di ia avranno molteplici conseguenze sul lavoro. “Senza esperienza pratica le generazioni future di informatici rischiano di non padroneggiare l’abc della programmazione”, spiega Rinta-Kahila. “Lo stesso vale per tante altre professioni basate sul sapere, come la contabilità e il diritto”.

Per impedire che l’intelligenza artificiale eroda le nostre competenze dobbiamo essere consapevoli di quanto deleghiamo agli strumenti di ia generativa, aggiunge. Inoltre dovremmo capire esattamente il funzionamento e i limiti dei modelli, ed evitare di fidarci dei risultati senza metterli in discussione. “Bisogna trovare un equilibrio tra le opposte dinamiche di affidarsi all’ia generativa e restare consapevolmente vigili”. ◆ sdf

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Questo articolo è uscito sul numero 1671 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati