Chiang Saen, Thailandia, 4 giugno 2026

La proliferazione di attività minerarie non regolamentate per l’estrazione di terre rare e oro nello stato Shan, in Birmania, ha causato una massiccia contaminazione lungo i fiumi che poi sfociano in Thailandia, e da lì nel Mekong, scrive The Diplomat. Secondo Wan Wiriya, scienziato ambientale dell’Università di Chiang Mai, non è più solo un problema di qualità dell’acqua. Il timore è che l’arsenico – un veleno silenzioso e lento che si accumula nel corpo umano e può causare effetti a lungo termine sulla salute – sia penetrato nei sedimenti del fiume e quindi nella catena alimentare. I paesi attraversati dal Mekong dovrebbero collaborare per trovare delle soluzioni, ma finora tutti hanno minimizzato. Gli esperti regionali concordano sul fatto che la Cina è l’unico paese in grado di arginare l’inquinamento alla fonte: le miniere di terre rare nello stato Shan sono gestite da aziende cinesi in un territorio controllato dall’Esercito unito dello stato Wa, alleato di Pechino. Per arginare la devastazione ambientale dovuta all’estrazione delle terre rare sul suo territorio, la Cina ha adottato leggi che hanno spinto le aziende a spostare le attività oltre confine. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 33. Compra questo numero | Abbonati