La ricerca biomedica procede per tentativi: si formula un’ipotesi, si progetta un esperimento per verificarla, si analizzano i risultati, si affina l’ipotesi e si rivedono le conclusioni. Ma in un contesto sempre più multidisciplinare, la mole di studi e dati pubblicati rende difficile per i ricercatori esaminare tutte le informazioni disponibili. Un aiuto potrebbe venire dai sistemi di intelligenza artificiale multiagente capaci di analizzare rapidamente la letteratura scientifica e formulare nuove ipotesi. Google DeepMind ha sviluppato Co-Scientist, basato su Gemini 2.0, impiegandolo nella ricerca di nuovi farmaci contro la leucemia mieloide acuta. FutureHouse ha invece progettato Robin, che sfrutta i modelli o4-mini di OpenAI e Claude 3.7 di Anthropic per individuare potenziali terapie contro la degenerazione maculare senile. Come precisano gli sviluppatori, questi sistemi sono collaboratori virtuali: affiancano gli scienziati senza sostituirli, e le decisioni finali spettano agli umani. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1674 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati