I titoli di testa di Camp Miasma. Adolescenza, sesso e morte raccontano la storia di Camp Miasma, uno slasher degli anni ottanta, che dopo aver generato infiniti sequel ed essere diventato un cult, è stato messo in discussione come “classico problematico”, soprattutto per la rappresentazione di personaggi trans e della sessualità adolescenziale. Così i produttori decidono di rilanciare la saga affidandosi a Kris (Hannah Einbinder), “prodigio del Sundance” che s’identifica come persona queer. Un antefatto trattato con grande arguzia, anche perché questa è la traiettoria seguita da molte serie horror di successo come Venerdì 13, per citarne una. La strategia di Kris, consapevole di essere stata ingaggiata per rimediare al difficile rapporto della serie con i personaggi lgbt+, è di trovare Billy (Gillian Anderson, scelta che in parte rende omaggio al suo status di icona queer), che interpretava la ragazza sopravvissuta nel primo film e vive isolata nella proprietà dove è stato girato. L’idea è di convincerla a recitare nel reboot o almeno di ottenere da lei qualche spunto di riflessione. Più che un omaggio al genere slasher, con Camp Miasma. Adolescenza, sesso e morte, la sceneggiatrice e regista Jane Schoenbrun sembra aver firmato un omaggio all’esperienza di amare il genere, o qualsiasi altra cosa che ti abbia formato ma i cui evidenti difetti contrastano con le tue convinzioni.
Alissa Wilkinson, The New York Times
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Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati