Esistono molte opere dimenticate, ma Marina (1889) è un caso speciale. È la prima scritta da Umberto Giordano, che la presentò a un concorso e gli fruttò un contratto con l’illustre editore Sonzogno. Poi la ritirò, riciclandone delle parti per la sua seconda opera, Mala vita. La prima esecuzione da allora è stata quella a Milano del 2026 da cui viene anche questa registrazione. Marina è una tragedia verista in un atto ed è un esordio riuscito e pieno di personalità. Racconta la drammatica storia d’amore tra Marina, sorella di un ufficiale montenegrino, e Giorgio, un soldato nemico ferito in battaglia. È un lavoro conciso e riuscitissimo dal punto di vista teatrale, l’orchestra è sempre ardente (fa pensare un po’ a Puccini) e le parti dei solisti sono efficaci e ricche di melodia, anche se purtroppo Giordano non è riuscito a scrivergli un’aria memorabile. Eleonora Buratto e Freddie De Tommaso sono protagonisti molto convincenti e Vincenzo Milletarì assicura un’ottima esecuzione. È un esempio perfetto di come andrebbero presentate al pubblico le opere sconosciute.
Richard Bratby, Gramophone

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Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati