Il 7 agosto l’Arabia Saudita, la Turchia e il Pakistan hanno firmato alla Mecca un accordo di difesa che lega l’Asia sudoccidentale all’Asia meridionale.“L’impegno alla base del patto è notevole”, scrive la politologa Saira Bano su The Conversation. “Un attacco armato contro uno qualsiasi dei tre paesi sarà considerato un attacco contro tutti. Questa formulazione ha suscitato paragoni con la Nato, i cui membri assumono un impegno analogo ai sensi dell’articolo 5 del patto atlantico. Riunendo un importante produttore mondiale di petrolio (l’Arabia Saudita), un paese della Nato con un’industria della difesa in espansione (la Turchia) e uno stato dotato dell’atomica (il Pakistan), il patto potrebbe ridefinire le dinamiche di sicurezza dal Medio Oriente all’oceano Indiano, con i vari stati che si orientano verso l’autosufficienza strategica in un momento di profonda instabilità regionale”. Ma più che una nuova Nato, continua Bano, il patto va considerato come una forma di garanzia strategica per tre governi alla ricerca di più protezione e influenza politica al di là delle tradizionali garanzie statunitensi. “Il patto unisce tre stati con punti di forza diversi ma complementari, già legati tra loro nel settore della difesa: l’Arabia Saudita offre capitali, posizione strategica e peso energetico; la Turchia capacità militari e un’industria della difesa avanzata; il Pakistan un esercito efficiente, legami consolidati con entrambi e deterrenza nucleare”. L’importanza del patto, conclude la politologa, sarà determinata dalla sua attuazione: senza esercitazioni periodiche, piani congiunti di emergenza, condivisione di informazioni d’intelligence, accordi logistici e una difesa aerea e missilistica integrata rimarrà un segnale politico forte, ma una debole coalizione militare. ◆ Nella foto, da sinistra, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, il principe saudita Mohammed bin Salman e il premier pachistano Shehbaz Sharif.
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Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati