“C’erano poliziotti al confine, ma se ne stavano lì impalati senza fare niente, si limitavano a guardare le persone che attraversavano e basta. Poi siamo entrati: c’era una folla enorme, tutti spingevano”: così un giovane marocchino ha raccontato al quotidiano El Faro di Ceuta il suo viaggio per arrivare in Europa. Dal 30 luglio l’afflusso dei migranti, spinti da voci circolate sui social media, ha innescato una crisi umanitaria nella exclave spagnola (appartiene alla Spagna ma ne è fisicamente staccata e il suo confine terrestre è con il Marocco): oltre a una stima di circa cento morti, la Commissione europea non ha una cifra precisa sul numero di migranti irregolari rimasti a Ceuta. La vicenda ha lasciato strascichi sia diplomatici nelle relazioni tra Spagna e Italia sia nella politica interna: il sindaco-presidente della città autonoma accusa il governo centrale di non fare abbastanza e anzi di cercare di compiacere il Marocco. Mentre a Madrid, scrive El País, l’opposizione rimprovera al premier socialista Pedro Sánchez la politica di accoglienza. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati