Il secondo lavoro solista di James Ellis Ford è stato scritto in ospedale a Londra durante nove mesi di chemioterapia. A tratti straziante, mai sdolcinato, in tutto il racconto si percepisce quel senso di dignità che spesso deriva dalla consapevolezza che la morte potrebbe essere dietro l’angolo. Ford, cantautore e produttore britannico (Arctic Monkeys, Depeche Mode, Pet Shops Boys), si mostra attraverso un diario istintivo e sincero. È stoico, filosofico, resiliente e non si autocommisera mai. Questo successore di The hum del 2023 è un ottimo disco electropop riflessivo. Prima della diagnosi di leucemia Ford aveva pensato a un lavoro un po’ diverso, influenzato dall’ambient di Harold Budd e dall’afrofuturismo della Sun Ra Arkestra. Anche se non è quello che intendeva realizzare, Lost in another world è importante, vista la scarsità di altre testimonianze musicali sulle malattie. La morte è un tema spesso esplorato nel pop ma i dettagli su come ci si arriva sono rari. È un disco elettronico fai da te impressionante, che senza risultare noioso cattura la noia di stare distesi con gli occhi intontiti dagli oppioidi che fissano il vuoto e soprattutto il senso di spaesamento dovuto alla sensazione di distaccarsi dal proprio corpo.
Jeremy Allen, The Quietus

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Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati