Nelle miniere del bacino carbonifero del Pas-de-Calais, chiamato “paese nero”, aleggiano ombre e fantasmi. In questa zona, dove i minatori erano sempre alle prese con la morte, lo spiritismo ha una lunga tradizione. La seconda edizione della Biennale di Béthune prende spunto dall’opera di Augustin Lesage, che cominciò a dipingere nel 1911 dopo essere stato sollecitato dagli spiriti nelle profondità di una miniera. Alla Cité des électriciens, complesso minerario restaurato a Bruay-la-Buissière, una delle sedi della mostra, scopriamo che anche Victor Simon, minatore e pittore, parlava con gli spiriti. Alcune foto ritraggono Lesage e Simon mentre srotolano delle grandi tele. L’installazione sonora di Alan Affichard esplora il legame tra le miniere (dove nel 1870 nasce il microfono a carbone) e lo sviluppo delle nuove tecnologie, traducendo in emissioni elettromagnetiche le memorie della cosiddetta Sala degli impiccati, luogo dove i minatori appendevano gli indumenti. Nell’antica sede della Banca di Francia di Béthune, lo spiritismo lascia il posto alla lettura politica delle conseguenze della rivoluzione industriale. Libération
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Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati