“Questo giovane suona tecnicamente già meglio di tutti noi!”. Così nel 1960 Arthur Rubinstein disse ai suoi colleghi giurati del concorso Chopin di Varsavia parlando di Maurizio Pollini, che lo vinse. Aveva 18 anni. Dopo varie edizioni parziali o pirata è bello avere finalmente una testimonianza discografica integrale del suo percorso nella competizione, che dimostra in ogni momento una stupefacente maturità musicale e una sicurezza tecnica fuori dal comune. Dal primo turno ci sono gli studi op. 10 n. 1 e op. 25 n. 11, senza nessuna tensione e anche con un briciolo di eccitazione, ma ricchissimi di sfumature. L’arte di Pollini, classico e tormentato, c’è già tutta, in un notturno op. 48 n. 1 di rara delicatezza e in una polacca op. 44 da risvegliare i morti. Il secondo turno è allo stesso livello, in particolare per un secondo preludio ipnotico e per le ottave terrificanti dello studio op. 25 n. 10. Poi tre mazurche perfettamente cesellate prima di una seconda sonata dal finale visionario. La direzione di Jerzy Katlewicz nel concerto op. 11 è un po’ di routine. Ma questi due cd sono la testimonianza dell’apertura di un nuovo capitolo nella storia dell’interpretazione chopiniana.
Laurent Muraro, Diapason
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Questo articolo è uscito sul numero 1684 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati