Negli ultimi anni la quantità di polvere sospesa nell’atmosfera terrestre sembra essere calata in modo significativo. Uno studio pubblicato su Science Advances ha analizzato i dati satellitari raccolti tra il 2003 e il 2023 e li ha confrontati con quelli delle stazioni di rilevamento a terra, concludendo che la concentrazione di polveri è diminuita di circa il 10 per cento nel periodo preso in esame. I motivi non sono ancora chiari, ma secondo i ricercatori il principale potrebbe essere la riduzione della velocità dei venti in prossimità della superficie, che sollevano la polvere dai deserti e da altre zone aride. Un altro fattore potrebbe essere l’aumento delle aree coperte da vegetazione grazie alla riforestazione e a una migliore gestione delle terre a rischio di desertificazione, soprattutto in Cina e in altre parti dell’Asia. Le polveri atmosferiche sono una delle principali cause di malattie respiratore e altri disturbi, e la loro diminuzione è una buona notizia per la salute delle centinaia di milioni di persone che vivono nelle regioni più esposte come il Sahel e il Medio Oriente. Ma il fenomeno potrebbe avere conseguenze negative per il clima globale, avvertono i ricercatori. La polvere infatti riflette una parte della luce solare verso lo spazio e può favorire la formazione delle nuvole. Gli effetti del calo potrebbero quindi essersi sommati a quelli delle misure contro l’inquinamento atmosferico, contribuendo all’accelerazione dell’aumento delle temperature globali osservata negli ultimi anni.
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Questo articolo è uscito sul numero 1684 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati