Nicole Eisenman
Sadie Coles Hq, Londra, fino al 21 novembre
Eisenman è giustamente celebrata perché sovverte in modo irriverente ed eclettico le storie dell’arte e della società. Le sue opere spesso ritraggono persone in situazioni quotidiane e uniscono un umorismo grezzo a una tecnica sopraffina, riflettendo sulle nostre identità plasmate dalle persone che frequentiamo. Eppure, entrando nella galleria di Sadie Coles, la prima impressione è che l’artista abbia voltato le spalle al mondo. Il piano terra è dominato da un vasto dipinto raffigurante una figura solitaria in piedi tra le rovine di Stonehenge, l’immagine inquietante di un uomo ammutolito dalla natura.
The Guardian
Martha Graham
New York public library for performing arts, fino al 7 novembre
Una mostra al Lincoln center, curata dal coreografo Jack Ferver, s’interroga sulla longevità dello stile e della tecnica dell’icona della danza moderna, morta nel 1991, e svela l’influenza della psicologia sulla sua coreografia. La mostra è divisa in cinque atti con lo spazio espositivo che si trasforma in palco. I colori ci guidano: un lavanda per l’atto dedicato all’infanzia, mentre il marrone caratterizza la parte dedicata all’influenza di Jung. Lo stile di Graham è sempre stato caratterizzato da precisione geometrica e astrazione, ma l’emozione e il carattere sono la forza motrice principale del suo lavoro. Ferver ha incluso un copione di Night journey in cui Graham, anziché annotare i passi, descrive lo stato d’animo di Giocasta. Artforum
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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati