The social (Sony Pictures)

Nel nuovo film di Aaron Sorkin, The social, c’è un numero che torna più volte: 64. È la percentuale di utenti che aderiscono ai gruppi estremisti spinti dagli algoritmi di Facebook. Il film si basa sull’inchiesta di Jeff Horwitz pubblicata dal Wall Street Journal nel 2021.

La sua fonte era Frances Haugen, un’ingegnera di Facebook che gli aveva consegnato alcuni documenti interni da cui risultava che l’azienda conosceva i danni causati dalle sue piattaforme e aveva scelto di ignorarli. The social si chiude con Haugen che, davanti al congresso, chiede di trattare Facebook come le aziende del tabacco. Un paragone apparentemente calzante, ma fuorviante.

Ben Tarnoff e Moira Weigel lo spiegavano già nel 2018 sul Guardian. Considerare i social media come le sigarette trasforma una questione di potere – chi controlla le piattaforme e per quali fini – in una questione di comportamento: far usare agli individui la tecnologia in modo più sano. E questa trasformazione rischia di lasciare intatto il sistema che ha prodotto il problema.

È illusorio pensare che sia facile cambiare le grandi aziende tecnologiche, perché i danni che producono non sono un errore di progettazione: sono il modo in cui fanno soldi. E perché, come spiega nel film un responsabile della comunicazione di Facebook, “siamo grandi il doppio del paese più grande del mondo, il congresso non ci fa paura. Qui siamo oltre i governi”.

La risposta può essere democratizzarle: decidere tutti insieme come sono governate e che cosa producono. Per questo servono leggi contro i monopoli, tasse che restituiscano alla collettività la ricchezza costruita sui dati degli utenti, alternative pubbliche e cooperative.

Non è qualcosa che faranno gli Stati Uniti, tanto meno oggi, ma può farlo l’Europa. Ha un mercato di 450 milioni di persone. Con le regole sulla protezione dei dati ha dimostrato che quello che si decide a Bruxelles può cambiare il comportamento delle aziende in tutto il mondo. E ha una lunga tradizione di servizi pubblici. Soprattutto ha un interesse: non diventare una periferia. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 5. Compra questo numero | Abbonati