Quando il fratello maggiore eredita la fattoria di famiglia, Eino Vanhakoski rimane senza nulla ed è costretto a vivere di stenti nel nord svedese, al confine con la Finlandia. Privo di terra e impossibilitato a coltivarla, è alla mercé dei potenti della zona. Un affare che avrebbe dovuto arricchirlo, legato alla vendita di barili di catrame, finisce per gettare la sua giovane famiglia nella miseria. Il ricco proprietario terriero responsabile del disastro, invece, non subisce conseguenze. Il romanzo impiega un po’ a ingranare, ma diventa davvero interessante quando Eino, ormai sommerso dai debiti, è costretto a partecipare a una gara al ribasso per costruire una strada nella foresta. Sono gli anni in cui le idee socialiste e comuniste cominciano a radicarsi tra i lavoratori e l’arrivo di un sindacalista cambierà la vita dei Vanhakoski per generazioni. Chi non conosce la storia dei paesi nordici potrebbe pensare che siano sempre stati società egualitarie e prospere. Ma quell’immagine nasconde un passato di miseria e privazioni. Il romanzo racconta una Svezia lontanissima da quella che conosciamo oggi. In La pietra e la seta c’è anche una parte di trama ambientata nel 2017: un cadavere viene ritrovato in una palude e Siw, discendente dei Vanhakoski, ha delle visioni che la riportano ai segreti della famiglia. Questa parte distrae dalla storia principale e gli elementi soprannaturali sembrano poco sviluppati. Ma nel complesso è un romanzo avvincente, che aiuta a capire come sia nata la Svezia moderna.
Michael O. Jones, Swedish Book Review

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati