“Crea quello che trovi bello, non quello che pensi possa piacere agli altri”. Questa frase di Chick Corea apre Fudge, quinto album di Michael Kiwanuka, e ne riassume lo spirito. Registrato durante le session di Small changes (2024), il disco nasce dal desiderio di ritrovare una voce autentica, lontana dalle aspettative dell’industria musicale. Nel giugno 2025 Kiwanuka raccontava di questo progetto ancora segreto. Un mese dopo un ictus emorragico lo avrebbe costretto in terapia intensiva, ritardandone l’uscita fino al 2026. Inciso in solitudine, con strumenti acquistati personalmente, Fudge documenta una crisi artistica e identitaria. In Summer clothes il musicista confessa di non sapere se stia facendo la cosa giusta. In Love in my heart Kiwanuka dichiara di conoscere la persona che vorrebbe diventare, mentre in Move in my direction ammette che non sa come farlo. Fudge è un album scarno, vulnerabile, attraversato da dolore e incertezza. Non racconta la fine di un amore, ma la rottura con un modo di fare musica. Tra dubbi e confessioni, Kiwanuka riscopre l’essenza del soul: ascoltare il proprio cuore, anche quando fa male. Un viaggio intimo, senza scorciatoie né facili consolazioni.
David Hutcheon, Mojo
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati