◆ Il cambiamento climatico dovuto alle attività umane potrebbe aver impedito l’inizio di una nuova glaciazione. Uno studio pubblicato su Science ha ricostruito l’evoluzione del ghiacciaio Barnes, nel nordest del Canada, l’ultimo residuo della calotta glaciale Laurentide che fino a 20mila anni fa copriva gran parte del Nordamerica. Dato che il ghiacciaio non scorre come gli altri ma resta ancorato al terreno, i ricercatori hanno potuto datare con precisione la roccia e i resti vegetali portati alla luce dal suo arretramento. Hanno così concluso che il ghiaccio aveva raggiunto l’estensione minima circa 3.600 anni fa, per poi tornare a espandersi duemila anni fa. Questa inversione avrebbe segnato il passaggio dal periodo interglaciale dell’Olocene a una nuova fase di raffreddamento, un’alternanza che si ripete a intervalli di decine di migliaia di anni a causa delle variazioni cicliche dell’orbita terrestre. A partire dal 1960 però questo processo è stato interrotto dall’aumento delle temperature dovuto alle emissioni di gas serra, e l’estensione del ghiaccio ha ricominciato a calare. L’ipotesi che la Terra fosse sul punto di entrare in un nuovo periodo glaciale era stata formulata per la prima volta negli anni settanta, ed era stata usata per negare la realtà del cambiamento climatico. Gli autori dello studio però mettono in guardia dal sostenere che l’aumento delle temperature ha salvato l’umanità da una glaciazione, dato che ci sarebbero volute migliaia di anni perché il raffreddamento diventasse percepibile.

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1690 di Internazionale, a pagina 104. Compra questo numero | Abbonati