“Per anni l’Esercito di liberazione nazionale della Colombia (Eln) ha potuto operare liberamente nel vicino Venezuela, dove il governo dell’ex presidente Nicolás Maduro gli consentiva di trafficare cocaina e di controllare le miniere d’oro illegali”, scrive il New York Times. Ma la situazione è cambiata dal 3 gennaio 2026, dopo l’operazione militare statunitense che ha portato alla cattura di Maduro e della moglie Cilia Flores. Lo scorso 30 ottobre l’esercito venezuelano ha lanciato un attacco contro l’Eln nello stato sudoccidentale di Apure, al confine con la Colombia. Il New York Times riporta le dichiarazioni di quattro funzionari statunitensi, secondo cui l’operazione è stata condotta con l’aiuto dei servizi d’intelligence e dei droni forniti da Washington, a dimostrazione del legame stretto tra i due paesi e della strategia aggressiva che la Casa Bianca vuole usare per combattere il narcotraffico in America Latina. L’ong venezuelana Fundaredes, che si occupa di denunciare le violazioni dei diritti umani, è stata la prima a parlare dell’attacco, in cui sarebbero morte almeno 23 persone, non solo combattenti dell’Eln. Molte altre sono riuscite a scappare e a raggiungere la Colombia. Non è la prima operazione militare congiunta di questo tipo, fa notare ** El País América**: a giugno era stato ucciso Héctor Rusthenford Guerrero Flores, detto il Niño Guerrero, il capo dell’organizzazione criminale Tren de Aragua, in un bombardamento nello stato venezuelano di Bolívar. ◆
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1690 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati