Con la giornata apocalittica vissuta l’11 settembre 2001 dagli Stati Uniti, il terrorismo ha toccato le vette dell’orrore più mostruoso. Ma perché proprio gli Stati Uniti? Perché in questo momento? Chi possono essere i mandanti e gli autori di questi abomini? Prima potenza mondiale, capofila di una globalizzazione le cui zaffate d’imperialismo sono state ampiamente denunciate, gli Stati Uniti si sono fatti per questo molti nemici ai quattro angoli del pianeta. Al di là delle divergenze fra repubblicani e democratici, tutta la politica americana porta in sé il peccato di orgoglio che nasce da un senso di potenza esasperato. Il pugno di ferro di Washington ha colpito spesso troppo forte e troppo a lungo, oltrepassando abbondantemente i limiti della dissuasione che è la ragion d’essere dell’azione punitiva. Su iniziativa americana, un embargo inumano colpisce da un decennio il popolo iracheno, pur non facendo altro che rafforzare Saddam Hussein e il suo regime. Nella tragedia senza fine imposta al popolo palestinese, gli Stati Uniti si sono sempre schierati a fianco di Israele.
Una grave responsabilità
Il presidente Bush non si accontenta di sostenere il primo ministro israeliano Ariel Sharon nelle sue azioni “mirate” contro i dirigenti politici palestinesi, ma si mostra arrogante anche verso i suoi alleati occidentali rifiutando di sottoscrivere il protocollo di Kyoto per la tutela dell’ambiente a vantaggio di tutta l’umanità. Il risultato di tutto questo è che, oggi, molti gruppuscoli estremisti si ritengono in diritto di destabilizzare la prima potenza mondiale, di infliggerle una punizione per posizioni e appoggi che giudicano faziosi.
Va anche detto che gli Stati Uniti hanno una grave responsabilità nella nascita e poi nella crescita del terrorismo islamico. I taliban afgani hanno mosso i primi passi alla loro scuola ed è da Washington che l’algerino Anouar Haddam ha rivendicato l’attentato di boulevard Amirouche, ad Algeri, che nel gennaio 1995 fece quarantotto morti. All’epoca Washington ha raccomandato ad Algeri di negoziare con i mandanti degli attentati che continuavano a colpire il paese. Da questo punto di vista, è innegabile che gli Stati Uniti hanno giocato con il fuoco. Perché il terrorismo è uno e uno resterà, quali che siano le sue motivazioni. Tocca ora al mondo intero, Occidente in testa, trarne tutti gli insegnamenti. Una volta per tutte. ◆ cp
◆ Organizzazione tentacolare capace di colpire ovunque nel mondo, Al Qaeda (“la rete”) è un esempio di successo nel campo della sicurezza e del segreto. Malgrado gli sforzi di molti paesi, l’organizzazione guidata dal miliardario saudita Osama bin Laden continua ad appoggiare e a favorire le azioni del terrorismo internazionale. Nessun paese finora è riuscito a infiltrarla. Questo si spiega in parte con il fatto che Al Qaeda è una rete che comprende una miriade di cellule sparse in tutto il pianeta. Non è diretta centralmente e le cellule sono autonome e capaci di agire individualmente senza ordini diretti. Inoltre Al Qaeda coordina le sue azioni con molte altre organizzazioni terroristiche. Nessuno sa quale sia la gerarchia che regna tra loro. Da anni bin Laden, accusato di essere il capo del terrorismo islamico e l’ideatore degli attentati contro le ambasciate statunitensi in Africa nel 1998, vive in Afghanistan.
Per questo il regime dei taliban si è affrettato a smentire qualsiasi responsabilità negli attentati dell’11 settembre 2001. Ma Al Qaeda rimane in cima alla lista dei sospetti, soprattutto per due ragioni. Innanzitutto un’azione di questa portata fa pensare a un’organizzazione con capacità operative notevoli e infrastrutture sviluppate. Al Qaeda è la sola formazione terroristica a rispondere a queste condizioni. In secondo luogo, il suo coordinamento con altri gruppi le permette di contare su uomini dotati di esperienza sia nel campo della fabbricazioni di esplosivi sia in quello degli attentati suicidi. I suoi leader si sono formati nelle guerre in Afghanistan, Cecenia, Kashmir, Medio Oriente e Algeria e accanto ai guerriglieri musulmani in Indonesia e nelle Filippine. Stratfor.com
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 403 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati