Secondo fonti diplomatiche, il presidente statunitense Donald Trump e il presidente afgano Ashraf Ghani vorrebbero chiudere l’ufficio politico dei taliban in Qatar, aperto nel 2013 con il sostegno della comunità internazionale. A quanto pare, tuttavia, il dipartimento di stato statunitense sta opponendo un’insolita resistenza.
Il Qatar, dove vivono più di 35 dirigenti taliban con le loro famiglie, rappresenta da tempo l’unica possibilità per i governi occidentali di incontrare i delegati dell’organizzazione islamista e convincerli a partecipare ai colloqui di pace. Doha ha facilitato gli incontri tra i taliban e molti governi e organizzazioni, inclusi il dipartimento di stato statunitense, l’Onu, il Giappone e diverse ong europee.
La proposta di chiudere la sede di Doha ha fatto talmente arrabbiare alcuni alti funzionari del dipartimento di stato americano da spingerli a redigere un insolito dispaccio interno per manifestare il loro disaccordo con Trump. In passato le dichiarazioni scritte di dissenso sono state usate per protestare contro le scelte del presidente Barack Obama in Siria e contro il divieto d’ingresso negli Stati Uniti imposto da Trump ai cittadini di alcuni paesi musulmani.
I governi occidentali e la Nato hanno ripetuto spesso che l’unica soluzione alla guerra che prosegue da sedici anni in Afghanistan è il dialogo con i taliban. Tuttavia, in una dichiarazione del 21 agosto e nel discorso alle Nazioni Unite pronunciato il 19 settembre, Trump ha sostenuto a gran voce la soluzione militare e l’invio di altri tremila soldati statunitensi nel paese, che porterebbe le truppe Nato a un totale di 16mila uomini. Il presidente statunitense ha anche criticato il processo di “costruzione della nazione”, ha offerto scarso sostegno economico al governo afgano e non ha mostrato interesse per i colloqui di pace o per un’iniziativa diplomatica che possa mettere fine alla guerra. Washington ha poi dichiarato di voler togliere i limiti imposti da Barack Obama agli attacchi con i droni.
Chiudendo l’ufficio in Qatar le possibilità di un accordo con i taliban e le speranze di una fine della guerra si ridurranno al minimo. E l’Afghanistan collasserà se la guerra non dovesse finire. Negli ultimi mesi il paese ha subìto una serie di attacchi da parte dei taliban e del gruppo Stato islamico, ha perso i territori controllati dal governo, ha affrontato un crollo dell’economia, un aumento della corruzione e del traffico di droga e una crisi politica dovuta all’opposizione di signori della guerra e politici di diverse etnie nei confronti del presidente Ghani.
Problemi immediati
Trump vorrebbe chiudere l’ufficio politico in Qatar anche perché rappresenta un fallimento ereditato dall’amministrazione Obama. Al tempo stesso, però, vorrebbe ottenere una vittoria contro i taliban rafforzando il suo sostegno all’Arabia Saudita, in lotta contro il Qatar per affermare la sua influenza nel Golfo. Dal canto suo Ghani teme che la presenza dei taliban in Qatar possa indebolire la sua presidenza e consentire ad altri paesi di parlare con l’organizzazione senza il suo permesso.
La chiusura dell’ufficio politico creerebbe dei problemi immediati. Cosa fare con i funzionari taliban e le loro famiglie? Trasferirli in Pakistan, dove vive gran parte della classe dirigente taliban, farebbe solo aumentare le critiche contro il presunto sostegno di Islamabad al gruppo. E comunque con ogni probabilità il Pakistan rifiuterebbe di ospitarli. Oggi l’Onu e alcuni stati, tra cui Cina, Russia e Iran, incontrano regolarmente i taliban. Dove si terrebbero questi incontri in futuro? Anche i taliban si sono opposti alla chiusura sostenendo che “cancellerebbe ogni possibilità di un accordo di pace”.
Insieme all’incapacità di Trump di riempire le posizioni vacanti al dipartimento di stato, alle frequenti umiliazioni del segretario di stato Rex Tillerson e all’assenza di una posizione sulle principali questioni internazionali, la chiusura degli uffici di Doha provocherebbe ulteriori critiche agli Stati Uniti. Washington ha bisogno di aprire vie per una soluzione del conflitto, non di chiudere quelle disponibili. ◆ gim
Ahmed Rashid è un giornalista pachistano. In Italia ha pubblicato Pericolo Pakistan (Feltrinelli 2013).
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Questo articolo è uscito sul numero 1226 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati