Fino a poco tempo fa le creazioni degli studenti di teatro erano una curiosità per addetti ai lavori. Alle rappresentazioni s’incrociavano le loro famiglie, qualche appassionato, professionisti in cerca di talenti e giornalisti a caccia di novità. Nel 2023 il regista Sylvain Creuzevault ha cambiato le regole del gioco: ha creato lo spettacolo del Gruppo 47 della scuola del Teatro nazionale di Strasburgo (Tns) e poi lo ha portato in tournée. In una versione ridotta, con una produzione arricchita dagli attori della compagnia Le Singe, L’estetica della resistenza (tratto dal romanzo di Peter Weiss) è stato programmato per due stagioni in teatri e rassegne di primo piano, come il Festival d’automne di Parigi.
Felici anomalie
Da allora le felici anomalie di questo tipo si sono moltiplicate. Nato da un seminario al Conservatorio nazionale superiore d’arte drammatica (Cnsad), Ritratto di famiglia, una storia degli Atridi di Jean-François Sivadier ha girato tutta la Francia. Da lì nel 2025 è arrivato Musée Duras di Julien Gosselin, che poi è passato dal Printemps des comédiens a Montpellier e dalle Wiener Festwochen, nella capitale austriaca, per poi rimanere un mese all’Odéon di Parigi. Né tendenza vera e propria né nuova norma, questo fenomeno rivela le tensioni che attraversano il mondo dello spettacolo dal vivo.
In Francia il “saggio di fine anno” non esiste. Ogni scuola ne ha una sua versione, ma dodici conservatori nazionali superiori danno vita a molte produzioni. Nell’era del “produrre meglio, diffondere meglio” – il piano lanciato nel 2023 dall’allora ministra della cultura Rima Abdul Malak per colmare il divario tra il numero di spettacoli e la loro visibilità – immaginare delle tournée può sembrare un’occasione d’oro per evitare sprechi e garantire guadagni.
Sylvain Creuzevault non è un ingenuo: “All’improvviso ci sono oggetti che si possono mettere in scena senza doverli davvero produrre. Se poi sono promossi da persone con un certo nome nel teatro, questo attira inevitabilmente i programmatori. Difficile dire se si tratta di concorrenza sleale nei confronti delle produzioni indipendenti”.
Questi spettacoli, precisa il regista, non sono “gratuiti”: rientrano nel bilancio delle scuole. Tuttavia, se gli spettacoli, come nella maggior parte dei casi, sono a ingresso libero, gli allievi non vengono remunerati. “Con queste tournée stiamo consolidando le professionalità o promuoviamo il lavoro gratuito?”. In tempi di restrizioni di bilancio drastiche, questi meccanismi permettono cose che altrove sono ormai quasi impossibili, come rappresentazioni di dieci ore, équipe artistiche di 25 persone e così via.
Olivier Saccomano e Nathalie Garraud hanno messo in scena lo spettacolo Monde grand con i diplomati del corso della Scuola nazionale superiore delle arti e tecniche del teatro di Lione (Ensatt). Per ora non sono previste repliche. Saccomano condivide le perplessità di Creuzevault: “È bello vedere i ragazzi entrare direttamente nella vita professionale. Ma se tra qualche anno non ci saranno più soldi per il teatro e vedremo progetti scolastici ovunque, forse penseremo alla questione in modo diverso”.
Andare in tour con uno spettacolo degli studenti può rendere quel passaggio più “entusiasmante” che “terrorizzante”. Rita Benmannana e Louis Pencréac’h non si erano ancora diplomati al Conservatorio nazionale superiore d’arte drammatica di Parigi (Cnsad) che già recitavano in Musée Duras _nei più grandi teatri d’Europa. “Che uno spettacolo esca dal conservatorio non è mai scontato, eravamo dubbiosi sull’idea di portarlo fuori. Per di più in una grande sala come l’Odéon. È stato tutto molto emozionante”, spiega Louis. E Rita prosegue: “Durante gli studi non siamo molto incoraggiati a fare progetti esterni. Per tre anni siamo in un bozzolo. Quando usciamo può crearsi un grande vuoto. Avere la prima esperienza professionale mentre si è ancora a scuola, e continuarla, attenua queste ansie”. Grazie allo spettacolo, i due attori hanno già ottenuto lo statuto di “intermittent du spectacle” e Rita reciterà quest’estate al Festival di Avignone in _Maldoror, il nuovo spettacolo di Gosselin.
Il tema della “transizione dallo studio alla vita professionale” è al centro della riflessione della nuova direzione del Teatro nazionale di Strasburgo (Tns). Caroline Guiela Nguyen e Marie Schaaff hanno deciso che gli spettacoli “professionali” non saranno più allestiti da artisti affermati, ma da allievi registi dell’ultimo anno. Dopo il debutto in primavera, questi allestimenti sono ripresi al Tns in autunno e poi al Théâtre 13 (Parigi) per garantire un passaggio nella capitale, consentendo l’organizzazione di una tournée nella stagione successiva.
La lezione di Gramsci
La dinamica messa in atto dal Tns risponde sia a un senso di responsabilità pedagogica sia a una certa filosofia della scuola. “Gli studenti hanno la fortuna di creare in un luogo in cui c’è un clima di fiducia. Li spingiamo a lanciarsi. E questi spettacoli sono pensati per investire nella ricerca, nello sviluppo dei gesti artistici che faranno il teatro di domani”.
La ricerca richiede tempo. E i tempi, a teatro come altrove, sono “sistematicamente ridotti”. Olivier Saccomano e Nathalie Garraud ne hanno “fatto il loro cavallo di battaglia”. Sulla scia di Sylvain Creuzevault – molto critico nei confronti del modo in cui le scuole si sono “progressivamente riorganizzate secondo le logiche del mercato del lavoro” – la coppia ha chiesto d’intervenire sull’intero percorso di cui saranno i tutor, e non solo durante l’ultimo anno. Così, nell’arco di tre anni, per sedici settimane – contro le cinque tradizionali – hanno organizzato un laboratorio intorno alla figura dell’intellettuale marxista Antonio Gramsci. Hanno cercato di “formare gli allievi a un mestiere, più che trovargli lavoro”.
“La trasmissione richiede un tempo e una cura infiniti”, ricorda Garraud. “Rispetto alla nostra generazione, oggi i giovani sono sottoposti a molta pressione. Hanno una grande consapevolezza di ciò che li aspetta. Ho l’impressione che bisogna proteggerli e calmare le loro ansie, piuttosto che aumentarle”.
Saccomano e Garraud hanno voluto che l’obiettivo dello spettacolo rimanesse quello, molto concreto, della scuola, quindi “testimoniare la formazione degli studenti, non il loro talento”, senza aggiungere il tema di una tournée. “Se arriva qualcosa che va oltre il lavoro in classe tanto meglio. A quel punto si potrà pensare a una programmazione in altre situazioni ed eventualmente a una tournée. Se invece non va oltre un ottimo lavoro scolastico, sarà già stata comunque un’esperienza molto bella”. ◆ adr
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Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati