Il 26 gennaio l’estrema destra potrebbe conquistare l’Emilia-Romagna, tradizionale roccaforte della sinistra italiana. Sarebbe la prima volta dai tempi di Benito Mussolini. Bologna ha una lunga e orgogliosa storia di antifascismo. La Lega di Matteo Salvini, secondo un sondaggio della Swg per il TgLa7 pubblicato il 9 gennaio 2020, sarebbe indietro solo di due punti percentuali rispetto al Partito democratico (Pd), che governa la regione.

Lo scorso novembre quattro coinquilini di Bologna sulla trentina hanno organizzato in poco tempo un evento su Facebook chiamato “6.000 sardine contro Salvini”. L’idea che il leader dell’estrema destra avrebbe partecipato a un raduno a Bologna toglieva il sonno a Mattia Santori, 32 anni, laureato in scienze politiche. E così Santori si è dato da fare. Il suo obiettivo era spingere il reticente centrosinistra – “l’altra metà dell’Italia” – ad andare in piazza Maggiore il 14 novembre, coinvolgendo più persone di quelle che avrebbero partecipato al raduno elettorale di Salvini al Paladozza, ad appena dieci minuti a piedi da lì. Gli organizzatori dell’evento avevano invitato le persone a presentarsi con maschere di cartone per dare vita a un flash mob creativo e nonviolento. La metafora dei pesci, stretti come “sardine in un banco”, avrebbe opposto un’unità pacifica alla retorica aggressiva e ostile agli immigrati di Salvini.

La partecipazione a quel primo evento è andata oltre le aspettative, con quindicimila persone di tutte le età. “Bologna non si lega” era uno degli slogan. La folla cantava e saltava al ritmo di “chi non salta un fascista è”, un coro preso in prestito dalla cultura calcistica italiana. Alla fine la protesta è sfociata in feste studentesche nelle strade di Bologna, soprattutto intorno a via del Pratello e a piazza San Francesco, nello storico quartiere anarchico. La gente cantava l’inno antifascista Bella ciao e qualcuno ha acceso dei fumogeni rossi sotto l’occhio vigile della polizia.

Intanto al comizio di Salvini, protetto da un cordone di sicurezza, i vigili del fuoco hanno usato gli idranti per disperdere i manifestanti che si erano raccolti fuori dal Paladozza, evitando che ci fossero scontri. Nelle settimane successive il movimento ha superato i confini di Bologna , con manifestazioni organizzate in 33 città, tra cui Modena, Milano, Firenze, Torino, Napoli e Palermo. La manifestazione più grande è stata quella di piazza San Giovanni a Roma, con la partecipazione di centomila persone.

Atteggiamento ambivalente

Il paradosso dei movimenti aperti a tutti è la loro capacità di dividere. Mentre l’energia positiva delle sardine comincia a dissiparsi, i giovani di sinistra di Bologna hanno sviluppato nei loro confronti un atteggiamento ambivalente se non esplicitamente ostile. Le opinioni sul movimento vanno da “ha buone intenzioni” a “è insensato”. Nel frattempo la stampa di destra accusa le sardine di portare avanti un “comunismo radical chic”, con i sostenitori di Salvini che gridano al complotto del Pd o di George Soros.

Per i più cinici le sardine sono l’ennesimo movimento “meteora”, sulla scia dei “girotondi” e del “popolo viola” nati alla fine degli anni novanta e nel 2009 contro Silvio Berlusconi. Quei movimenti, pur esprimendo il malcontento popolare, non hanno impedito al _cavaliere _di essere rieletto nel 2019 al parlamento europeo, nonostante una lunga storia di processi per corruzione. La realtà è che il governo formato da Pd e Movimento 5 stelle sembra sul punto di collassare. Secondo un rapporto del Censis sulla situazione sociale del paese pubblicato a dicembre, per il 48 per cento degli italiani ci vorrebbe “un uomo forte al potere”. Non c’è da stupirsi se tra i progressisti serpeggino il cinismo e la frustrazione.

Bisogna capire in che modo le sardine ispireranno gli altri movimenti di sinistra

La sinistra radicale considera le sardine addirittura come l’apoteosi del pensiero reazionario, opponendosi alla tesi del movimento secondo cui sarebbe necessario affidare il potere a istituzioni “competenti” o “sensibili”, cioè i centristi del Pd, i tecnocrati dell’Unione europea o altri difensori dello status quo. Inoltre contesta la loro “pretesa di rappresentare i giovani” e il loro atteggiamento “radical chic”. Chi critica le sardine da sinistra sottolinea la partecipazione di molti “figli del boom economico” e di famiglie che si presentano alle manifestazioni con elaborati pesci di cartone, che renderebbero il movimento concettualmente debole, privo di peso intellettuale ed esposto al ridicolo. Questi militanti della sinistra radicale sono gli stessi che l’estate scorsa hanno protestato contro la presenza a Bologna di Roberto Fiore, leader del partito neofascista Forza nuova finito in passato sotto inchiesta per la strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Osservano il contesto politico attuale attraverso lenti rivoluzionarie, disprezzando la stampa della sinistra moderata quando elogia i giovani che combattono per una causa in modo pacifico, come Greta Thunberg. Per questa parte della società italiana una speranza migliore è offerta da Potere al popolo, partito antirazzista e antiliberista formato da sindacati, rappresentanti della società civile e organizzazioni studentesche.

La confusione sull’identità delle sardine è aumentata con la crescita del movimento. Quella che originariamente era una manifestazione rivolta all’Emilia-Romagna è stata imitata in altre città italiane, ogni volta con rivendicazioni diverse. A Napoli si è formato un movimento separato chiamato le sardine nere, dopo che gli organizzatori di una manifestazione delle sardine nel capoluogo campano avevano impedito ad alcuni migranti, rifugiati e immigrati di seconda generazione di salire sul palco e parlare su temi come il razzismo, i permessi di soggiorno e lo sfruttamento del lavoro nero.

La crisi del Pd

Secondo alcuni, la ragion d’essere delle sardine è tramontata quando CasaPound, il partito neofascista romano, ha annunciato provocatoriamente che avrebbe partecipato a una manifestazione organizzata a Roma dopo un appello all’inclusione di un leader locale delle sardine che aveva dichiarato: “Per ora è ammesso chiunque, anche uno di CasaPound va benissimo, basta che scenda in piazza come sardina”. Da allora Simone Di Stefano, leader del partito di estrema destra, ha pubblicato diversi tweet di scherno con fotografie che lo ritraggono mentre mangia delle sardine. “Anche io oggi in piazza (Venezia) con le #Sardine (fritte)”.

Molti a sinistra hanno criticato le sardine per aver consentito l’incursione di Casa­Pound. Gli organizzatori della prima manifestazione di Bologna si sono scusati sui social network, sostenendo che c’era stato un malinteso e che i gruppi neofascisti non sarebbero mai stati i benvenuti.

Il Partito democratico, nato nel 2007, è il successore dell’ala sinistra della coalizione di centrosinistra che si formò negli anni novanta, dopo il collasso dei due grandi partiti del dopoguerra: il Partito comunista italiano e la Democrazia cristiana. Oggi il Pd sta perdendo molti dei suoi elettori, mentre gli effetti della globalizzazione e della crisi del 2008 continuano a farsi sentire. L’Emilia-Romagna presenta un microcosmo di tutte le tensioni che esistono nel panorama politico nazionale, apparentemente affetto da uno strisciante “salvinismo nascosto”. La regione è al secondo posto per numero di migranti accolti. Nonostante la storia antifascista e la lunga tradizione universitaria di Bologna, resta una delle regioni più ricche del paese e in molte aree ha subìto una forte gentrificazione. Secondo Alberto Cane, consulente finanziario di Allianz Bank, “Bologna è un po’ ipocrita. I ricchi, gli imprenditori e le famiglie che hanno ereditato un patrimonio vorrebbero votare per la Lega, ma non hanno il coraggio di dirlo pubblicamente”.

Molti a sinistra non hanno dimenticato lo sgombero dell’estate scorsa dello storico centro sociale Xm24, deciso dalla giunta di centrosinistra. In quell’occasione decine di migliaia di persone hanno invaso le strade di Bologna per esprimere la loro rabbia. Xm24 è un centro sociale occupato e autogestito che prima di essere sgomberato era ospitato in un ex mercato ortofrutticolo nel quartiere della Bolognina. Rappresenta uno degli ultimi bastioni della storia dell’antifascismo antagonista italiano, che ignorando un sistema politico profondamente corrotto cerca di innescare un cambiamento diretto all’interno delle comunità locali, rimanendo fedele al concetto di gestione collettiva e senza gerarchie fondamentale nella tradizione anarchica italiana. Tra le tante iniziative, Xm24 ha offerto agli immigrati corsi d’italiano gratuiti. Una società immobiliare privata sta costruendo dieci appartamenti di lusso nell’area dove si trovava il centro sociale, che nel frattempo è stato trasferito in una zona più periferica. Salvini, attraverso Twitter, si è congratulato con la giunta del Pd per lo sgombero.

La metà silenziosa

Per molti esponenti della sinistra radicale il Pd è ormai il nemico, una forza politica minata dall’ipocrisia che sostiene le élite ricche e globalizzate. Questa immagine è stata rafforzata dalla leadership di Matteo Renzi. Influenzato dal modello neoliberista di Tony Blair e del New Labour, il Pd di Renzi ha ignorato i problemi degli italiani comuni, i più vulnerabili alla retorica dei populisti di destra contro l’immigrazione. Non è riuscito a coinvolgere i giovani, colpiti dal secondo tasso di disoccupazione più alto dell’eurozona (35 per cento), costretti a cercare lavoro in Germania o nel Regno Unito. Oggi in Italia il numero di emigranti supera quello degli immigrati. Storicamente il Pd ha saputo ottenere l’appoggio degli elettori del centro disposti a scegliere il meno peggio e a votare turandosi il naso pur di fermare Berlusconi. Ora, però, il partito non sembra capace di fare neanche questo. Ed è proprio alla metà silenziosa della società italiana, convinta di non avere alcuna alternativa politica, che le sardine si sono rivolte con il loro invito a scendere in piazza.

I quattro fondatori del movimento hanno detto che non intendono formare un partito. Al momento non è chiaro se questa energia potrà essere trasformata in un programma più definito, aprendo la strada a una controffensiva in parlamento nei confronti dell’estrema destra sotto forma di alleanze politiche. Finora in Europa solo il partito populista di sinistra Podemos è riuscito a trasformare l’attivismo civico in forza parlamentare. I sondaggi indicano che il 40 per cento degli italiani considera le sardine, e non i partiti d’opposizione, la principale minaccia per Salvini. Intanto gli eventi delle sardine continuano a ripetersi in diverse città. A Bologna è stata organizzata una seconda manifestazione a una settimana di distanza dalle elezioni regionali, sotto forma di concerto per celebrare la storia antifascista della regione.

Bisognerà capire in che modo le sardine ispireranno gli altri movimenti di sinistra. Per ora c’è una certa tensione sull’identità del movimento e sull’idea di agire come una “forza populista antipopulista”, una contraddizione in termini. Molti esponenti del movimento si oppongono al populismo come strumento di protesta politica, mentre altri sostengono che è l’unica strategia efficace per attaccare la destra, che si è presentata come “forza per il cambiamento” esterna all’establishment. La politologa Chantal Mouffe, promotrice di un populismo di sinistra, sostiene da anni un modello “agonistico” di democrazia. Secondo Mouffe, il conflitto dev’essere accettato come parte inevitabile e salutare del processo pluralista. L’errore commesso negli anni novanta dai politici della terza via è stato secondo lei rifiutare questo aspetto cruciale, proponendo invece una “politica del consenso” in cui lo spostamento al centro dei due partiti principali ha creato un senso di impotenza politica. Con una classe dirigente neoliberista che si vanta di essere “post-politica”, sostiene Mouffe, l’atto stesso di votare ha perso di significato. È necessario quindi spostare la narrativa “nemico contro nemico” verso un dialogo tra “avversari”, più costruttivo e non violento. Le sardine potrebbero essere in grado di creare questo dialogo?

Una speranza

Allo stato attuale il movimento mantiene un’identità solo antisalviniana, la stessa che ne ha determinato il successo iniziale e che ha permesso di unificare elementi diversi della sinistra italiana. Le sardine, inoltre, hanno attaccato duramente Salvini per l’uso strumentale della disinformazione nelle sue campagne elettorali. Ma non è chiaro in che modo il movimento possa andare avanti dal punto di vista dell’inclusione e del programma. L’influenza a breve termine delle sardine sarà messa alla prova il 26 gennaio con le elezioni regionali in Emilia-Romagna, dove l’affluenza sarà decisiva. Nel 2014 ha votato solo il 37,7 per cento degli elettori, un minimo storico. Se la Lega vincesse in Emilia-Romagna potrebbe vincere ovunque, e la prospettiva di un ritorno anticipato al voto diventerebbe molto più concreta. Secondo le previsioni, Salvini guadagnerà voti, proprio come hanno fatto Boris Johnson e i conservatori nel Regno Unito.

A prescindere dal risultato elettorale e nonostante le critiche piovute sul movimento, gli organizzatori delle sardine hanno il merito di aver fatto qualcosa, riuscendo a raccogliere una grande quantità di denaro per la loro causa. E soprattutto di aver ridato speranza alle persone spaventate dalla retorica della Lega esplicitamente razzista e ostile ai migranti e alla comunità lgbt. Le sardine hanno smentito la pretesa di Salvini di essere l’unico rappresentante della vera “volontà popolare”. ◆ as

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1342 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati