Il 30 agosto la banca centrale indiana ha pubblicato un rapporto in cui afferma che il 99 per cento delle banconote di piccolo taglio messe fuori corso dal governo nel 2016 è stato restituito e cambiato con biglietti di nuovo taglio. Questo dato fa svanire le speranze di New Delhi che, attraverso il contestato provvedimento di demonetizzazione, si proponeva di eliminare grandi quantità di “denaro sporco”. L’8 novembre 2016 il primo ministro Narendra Modi aveva annunciato che le banconote da 1.000 e 500 rupie (rispettivamente 13 e 6,5 euro) sarebbero andate fuori corso.

Modi aveva suggerito che dipendenti pubblici corrotti, uomini d’affari e criminali – tutte persone che secondo un’opinione comune in India accumulano denaro contante di provenienza illecita – si sarebbero ritrovati in mano “pezzi di carta senza valore”.

New Delhi, India. In attesa di cambiare le banconote fuori corso (Ravi Choudhary, Hindustan Times via Getty Images)

All’epoca i funzionari governativi stimavano che un terzo della moneta in circolazione sarebbe stata eliminata dall’economia nazionale, perché i ricchi l’avrebbero gettata via o distrutta piuttosto che ammettere di aver accumulato ricchezza illecita. Invece dal rapporto annuale della Reserve bank of India (Rbi) è emerso che chi possedeva le vecchie banconote è riuscito in larga misura a riciclarle. Secondo la Rbi sono rientrati 15.280 miliardi di rupie (circa 200 miliardi di euro). Il ministro delle finanze ha dichiarato che si tratta del 99 per cento dei 15.440 miliardi in vecchie banconote in circolazione al momento dell’annuncio di Modi.

Prima che la banca centrale rendesse note le sue stime, nei mezzi d’informazione erano circolate notizie sulle reti di riciclaggio nate subito dopo l’annuncio della demonetizzazione per aiutare i ricchi indiani a depositare enormi quantità di soldi senza dichiarare la loro identità al fisco. A quanto pare, le banconote sono state vendute a prezzi scontati a intermediari che hanno mandato gente comune a depositarle o a cambiarle in banca. Molti si sono rivolti ad amici e parenti, mentre altri hanno “pagato in anticipo” i salari dei dipendenti.

L’opposizione considera il rapporto della Rbi una prova del fallimento del governo. “Il 99 per cento delle banconote è stato scambiato in modo legale. La demonetizzazione era un modo per riciclare il denaro sporco?”, ha twittato l’ex ministro delle finanze P. Chidambaram. Rahul
Gandhi, vicepresidente del partito del Congress, ha scritto: “Un fallimento colossale costato molte vite innocenti e la rovina dell’economia. Il primo ministro se ne assumerà la responsabilità?”.

Rincuorati dalle notizie

Le cifre della Rbi hanno messo in imbarazzo Modi, che aveva chiesto al paese di sopportare i disagi e le difficoltà della demonetizzazione per poter punire i ricchi e i corrotti, privandoli dei loro guadagni illeciti. Molti cittadini poveri, colpiti duramente dalla mancanza di contanti, avevano appoggiato la demonetizzazione proprio perché i ricchi avrebbero pagato di più. Mentre facevano lunghe file in banca per cambiare le vecchie banconote con le nuove, erano rincuorati dalle notizie di ricchi che avevano bruciato o gettato via i contanti illeciti per evitare gli accertamenti del fisco.

Il 31 agosto il ministro delle finanze Arun Jaitley ha difeso la demonetizzazione durante una conferenza stampa a New
Delhi. Ha ammesso che il denaro sporco è rientrato nel sistema bancario, ma ha dichiarato che i funzionari del fisco stavano esaminando i conti in banca per identificare i proprietari e tassarli. “Il fatto che il denaro sia rientrato nel sistema bancario non significa che ora è tutto pulito”, ha detto Jaitley. “I proprietari dei soldi sono stati identificati e ora dovranno spiegarne la provenienza e pagare le relative tasse”.

Il ministero delle finanze ha dichiarato che sono stati fatti accertamenti su 1,8 milioni di conti correnti bancari i cui afflussi di contanti durante il periodo della demonetizzazione “non sono apparsi in linea con il profilo fiscale”. Nel periodo in cui le vecchie banconote potevano ancora essere depositate (dal 9 novembre al 30 dicembre 2016), 148mila conti correnti bancari hanno registrato versamenti superiori ai 120mila dollari. Le autorità inoltre, hanno aperto indagini su altri duecento gruppi di persone definite “ad alto rischio”. ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1221 di Internazionale, a pagina 106. Compra questo numero | Abbonati