Il sale della terra, il terzo romanzo di Jeanine Cummins, comincia con un gruppo di assassini che apre il fuoco durante una festa all’aperto per una quinceañera. Un’intera famiglia viene sterminata tranne la protagonista Lydia e suo figlio di otto anni.
La scena è una delle tante molto violente contenute nel libro, che hanno innescato un vivace dibattito sulla “pornografia della pietà” e sul modo in cui si scrive dell’esperienza migratoria messicana.
Chi critica il romanzo accusa Cummins di sfruttare le sofferenze degli immigrati messicani facendo tra l’altro ricorso a tutta una serie di stereotipi. Julissa Arce Raya, autrice di My (underground) american
dream, ha affermato che Il sale della terra non rappresenta il suo vissuto di immigrata negli Stati Uniti. “Da immigrata messicana mi sento autorizzata a dire che questo libro è una rappresentazione nociva, stereotipata e dannosa delle nostre esperienze. Date retta a quello che vi raccontiamo noi, il libro non è attendibile”.
Il club di Oprah
Altri puntano il dito contro gli enormi profitti che Cummins ha ricavato grazie alla combinazione tra un anticipo milionario, l’accordo per un adattamento cinematografico e la scelta di Oprah Winfrey, una presentatrice della tv capace di far salire alle stelle le vendite dei libri, d’includere Il sale della terra _nel programma _Book club.
La scrittrice di origini hongkonghesi Celeste Ng, ripostando su Twitter una recensione secondo cui la rappresentazione che Cummins offre del Messico “fa ridere per quanto è imprecisa”, ha scritto: “Se non conoscete questa cultura (come non la conosco io), ascoltate con attenzione le persone che invece la conoscono”.
Mentre critiche simili diventavano virali, la star di origine latinoamericana protagonista della serie Jane the virgin Gina Rodriguez e l’attrice del film Roma Yalitza Aparicio hanno espresso ammirazione e sostegno al libro sui loro profili social.
L’annuncio di Ophra Winfrey ha sollevato un gran polverone. Roxane Gay ha espresso su Twitter la sua delusione: “È frustrante vedere un libro come questo promosso da Oprah: così si legittima e si normalizza un modo di pensare al confine e a chi lo attraversa che è sbagliato, paternalistico e fuorviante”.
Il 22 gennaio sono state diffuse in rete delle foto di dubbio gusto su una festa legata al libro e organizzata lo scorso maggio dalla casa editrice di Cummins, la Flatiron Books, in cui si vedono decorazioni floreali fatte di filo spinato.
Secondo Publishers Weekly, la Flatiron Books ha pagato un anticipo a sette cifre per pubblicare il romanzo. Le prime recensioni paragonavano Il sale della terra a Furore di John Steinbeck. Stephen King e Don Winslow hanno fornito degli sfolgoranti risvolti di copertina. La Imperative Entertainment, casa di produzione hollywoodiana coinvolta nel discusso film sulla guerra civile in Sierra Leone Blood diamonds. Diamanti di sangue, ha comprato i diritti del libro poco dopo la sua uscita.
Vari personaggi letterari di origine latinoamericana affermano che le loro opinioni sul Sale della terra sono state messe a tacere e ignorate. La scrittrice Myriam Gurba sostiene che la rivista femminista Ms Magazine prima le ha commissionato e poi ha cancellato una recensione sul romanzo, nel timore di proteste. “Mi hanno scritto che pur trovando la mia stroncatura ‘spettacolare’, non ero abbastanza famosa per scrivere in modo così ‘negativo’ di qualcosa”, scrive Gurba. “Erano disposti a prendere in considerazione il mio articolo se avessi accettato di cambiarlo e avessi scritto ‘qualcosa di positivo’”.
Secondo Gurba, la cosa più frustrante di tutto l’interesse suscitato dal Sale della terra e dal consistente anticipo ricevuto da Cummins è vedere quanta poca attenzione ricevono le narrazioni scritte da persone di origine messicana: “Il sistema che sostiene questo libro è per sua natura distopico. Io ho pubblicato tre libri attraverso l’editoria indipendente e ci ho guadagnato meno di 5.000 dollari in tutto. Questo ti dà la misura del valore attribuito alle voci autentiche”.
Il giornalista John Paul Brammer, che si occupa di questioni queer e si definisce un chicano, ha chiesto alla stampa di parlare di questa polemica contemplando più sfumature: “Per me è strano il fatto che il dibattito sul Sale della terra sia ricondotto unicamente al problema che ‘persone non bianche si sono arrabbiate perché una bianca ha scritto il libro’. Scrittori e scrittrici di origine latinoamericana ci tengono a puntualizzare che chiunque può scrivere ciò che vuole, ma i problemi del libro riguardano i contenuti”.
Editoria conservatrice
Il sale della terra esce in un momento in cui molti nel mondo dell’editoria chiedono di pubblicare più libri che possano dare voce a storie o ad autori poco rappresentati, un appello reso popolare sui social dal movimento #OWNVoices. Si dibatte molto sull’etica di scrittori che scrivono storie su comunità marginalizzate a cui non appartengono.
La reazione negativa nei confronti del romanzo di Cummins è l’ultima di una serie di feroci polemiche e cantonate che ha attraversato il mondo dell’editoria. L’associazione di categoria Romance writers of America è stata molto criticata dopo la notizia del rimprovero espresso nei confronti della sinoamericana Courtney Milan, rea di aver alzato la voce contro il razzismo.
Diverse case editrici, tra cui la Harlequin, hanno cancellato la loro partecipazione alla conferenza annuale dell’associazione. A ottobre Sarah Dessen e altre scrittrici di romanzi per adolescenti sono state criticate per aver attaccato, definendola “antifemminista”, una studente che aveva dichiarato di non amare i libri della stessa Dessen. Il Twitter dei libri ha immediatamente tacciato la scrittrice e le sue sostenitrici di ipocrisia.
Cummins, che non più tardi del 2016 si definiva bianca e latina (ha una nonna portoricana), sperava di superare qualsiasi problema sollevato dalla sua scrittura e trarre profitto dall’esperienza migratoria messicana. All’inizio del Sale della terra c’è una sua nota: “Da non migrante e non messicana, credevo di non avere il diritto di scrivere un libro ambientato quasi interamente in Messico, tra i migranti. Avrei voluto che lo scrivesse qualcuno con la carnagione un po’ più scura della mia”.
Secondo Gurba questa nota non contribuisce affatto a placare le polemiche, anzi, le alimenta. Nel tentativo di dare spazio a voci autentiche, Gurba ha lanciato un
thread su Twitter chiedendo di suggerire storie originali di scrittori e scrittrici messicano-americani. Tra le scrittrici indicate da Gurba e altre ci sono Felicia Luna Lemus, Yxta Maya Murray, Reyna Grande, Helena María Viramontes e Raquel Gutiérrez.
Gurba spera che l’editoria rifletta su questo dibattito: “Mi auguro che faccia capire quanto il mondo dell’editoria sia in realtà conservatore”. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1345 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati