Qualcuno ha provato a semplificare. Poche ore dopo l’attentato di Hanau, l’ex presidente dell’ufficio per la protezione della costituzione Hans-Georg Maaßen ha twittato: “La logica socialista: i colpevoli sono sempre di destra, le vittime sempre di sinistra. Non c’è più bisogno di scomodare Stalin, Mao, Pol Pot, Walter Ulbricht…”. In seguito ha precisato che non alludeva a Hanau.

Resta il fatto che, il mattino dopo l’attacco che ha provocato undici vittime in tre bar della città, Maaßen si è dedicato alla classificazione dei terroristi. Secondo lui il retroterra dell’attentatore di Hanau non era in primo luogo la destra radicale: a ispirarlo era stata piuttosto una “ideologia fai da te”, con qualche “elemento scenico” tratto dall’immaginario dell’estrema destra.

Non un vero neonazista, quindi. C’è da chiedersi allora come si riconosce il vero neonazista. Deve avere una rigida concezione fascista del mondo? Deve saper distinguere le mostrine delle Ss e conoscere a memoria le leggi razziali nazionalsocialiste? O è sufficiente che creda di appartenere a una razza superiore e voglia declassare a subumani tutti gli altri, gli stranieri, chi la pensa diversamente? E che li voglia sterminare, come l’attentatore di Hanau, che aveva stilato un elenco dei paesi la cui popolazione andava “completamente eliminata”: Marocco, Tunisia, Egitto, Israele, Siria, l’intera penisola araba, la Turchia, il Vietnam, l’India? E l’elenco continuava: mezzo mondo avrebbe dovuto morire. “E questa sarebbe solo una prima passata”, aggiungeva l’attentatore.

È un vecchio errore credere che i terroristi di destra debbano essere ben organizzati, addestrati militarmente e ideologicamente inquadrati come gli estremisti di sinistra della Raf, che andarono in Libano a farsi istruire dall’Olp e scrivevano lunghe lettere di rivendicazione.

Il tempo dei lupi

Già in passato gli attentatori di estrema destra hanno agito da soli, sentendosi dei lupi solitari. “È il tempo dei lupi”, scriveva nel 1981 la guardia forestale Heinz Lembke, che aveva nel suo arsenale cinquanta lanciarazzi anticarro e 258 bombe a mano. Lembke preferì impiccarsi piuttosto che parlare. Per molto tempo l’ufficio per la protezione della costituzione e la polizia tedesca hanno liquidato questi estremisti di destra inclini alla violenza come “svitati”, “vecchi incorreggibili”, “fanatici delle armi”.

Nel 1979 il presidente della Baviera Franz Josef Strauß dichiarò che bisognava “lasciare in pace gli uomini che passeggiano in tuta mimetica” per le foreste della Franconia. Si riferiva al gruppo paramilitare Hoffmann, il cui simpatizzante Gundolf Köhler un anno dopo avrebbe fatto esplodere una bomba all’Oktoberfest di Monaco: 13 morti, 200 feriti. Anche Köhler fu liquidato come un cane sciolto, come uno stravagante che soffriva di pene d’amore.

Per molto tempo la società tedesca si è illusa che il problema sarebbe stato presto risolto dalla biologia: i leader dell’Unione popolare tedesca (Dvu), dei Republikaner e del Partito nazionaldemocratico tedesco (Npd) erano anziani che, come Franz Schönhuber, continuavano a vantarsi di aver fatto parte delle Ss. Invece negli anni novanta, prima nella Germania orientale ma poi anche all’ovest, sono nati gruppi violenti e formazioni neonaziste che hanno trovato il loro riferimento politico nell’Npd, sempre più radicale. Nel 2004 l’Npd è entrato nel parlamento della Sassonia e nel 2006 in quello del Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Il mondo politico si è spaventato e ha cercato di metterlo fuori legge, senza riuscirci. Così l’estremismo di destra ha messo radici nei piccoli centri. Oggi in Pomerania anteriore ci sono artigiani che assumono solo giovani “di convinzioni nazionaliste”, e imprese edili che usano annunci pubblicitari scritti in rune germaniche.

Da sapere
Il terzo attentato in nove mesi

◆ Il 19 febbraio 2020 un uomo armato ha attaccato due shisha bar a Hanau, in Assia, uccidendo nove persone di origine straniera e ferendone cinque. L’autore della strage, Tobias Rathjen, 43 anni, è poi tornato a casa, ha ucciso la madre e si è tolto la vita. Prima dell’attacco Rathjen aveva pubblicato su internet un manifesto in cui esprimeva idee razziste e invocava lo sterminio degli immigrati provenienti da vari paesi extraeuropei.

◆ Quello di Hanau è il terzo attentato di estrema destra avvenuto in Germania negli ultimi mesi. A giugno del 2019 Walter Lübcke, un politico dell’Unione cristianodemocratica (Cdu), è stato ucciso a Kassel perché considerato troppo favorevole all’immigrazione. A ottobre un uomo ha ucciso due passanti a Halle dopo aver cercato invano di attaccare una sinagoga.

◆ Il 23 febbraio 2020 il Partito socialdemocratico ha vinto le elezioni per il parlamento di Amburgo. I verdi sono balzati al 24,2 per cento, mentre la Cdu ha ottenuto il suo peggior risultato di sempre, perdendo l’11 per cento dei voti. Anche il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (Afd) ha perso voti, fermandosi al 5,3 per cento. Secondo la ** Tageszeitung** il risultato è stato influenzato dalla strage di Hanau e dalle polemiche scoppiate dopo che in Turingia la Cdu aveva votato insieme all’Afd per eleggere il presidente dello stato. In seguito all’episodio la leader della Cdu Annegret Kramp-Karrenbauer si è dimessa. Il partito dovrebbe scegliere un nuovo leader il 25 aprile.


Quanto siano solide le strutture dell’estrema destra lo si è visto nel processo contro la cellula terroristica Nationalsozialistischer Untergrund (Nsu), attiva tra la fine degli anni novanta e il 2011. I dieci omicidi compiuti dal gruppo non sono bastati a scuotere gli animi. I testimoni, semplici cittadini, impiegati, imprenditori, educatrici, hanno alzato un muro di silenzio. Ha taciuto anche l’imputata principale, Beate Zschäpe. Nel 2018 il processo è riuscito comunque a dimostrare che gli omicidi della Nsu erano stati appoggiati dall’ambiente circostante. Oggi l’Nsu è visto come un modello, e gli attentatori Uwe Mundlos e Uwe Böhnhardt sono dei martiri.

Perfino i poliziotti di destra fanno riferimento all’Nsu, che ha ucciso una loro collega. Qualche settimana dopo la sentenza, in una stazione di polizia di Francoforte sono stati acquisiti senza motivo i dati personali dell’avvocata Seda Başay-Yıldız, che aveva difeso la famiglia di una delle vittime. Poco dopo Başay-Yıldız ha ricevuto un fax da parte di un “Nsu 2.0” che minacciava di uccidere sua figlia. Mittente: Uwe Böhnhardt, il terrorista morto. Le autorità credono che a inviarlo siano stati degli impiegati della stazione di polizia. Che però non hanno parlato.

L’obiettivo degli estremisti

Nel 2019 in Assia sono state aperte 38 inchieste su poliziotti accusati di eversione di destra. A Schwerin è stato condannato un ex tiratore scelto della polizia che aveva accumulato illegalmente sessantamila proiettili. Un suo amico, avvocato di estrema destra, teneva una lista nera di politici locali che avrebbero dovuto essere eliminati. Un ufficiale dell’esercito si è creato un’identità fittizia da profugo e si è procurato un’arma. Secondo la procura federale voleva compiere degli attentati contro dei cittadini tedeschi fingendosi un richiedente asilo.

Il 14 febbraio è stato scoperto il gruppo S., dodici estremisti di destra riuniti attorno a un uomo di Amburgo, Werner S. Pare si fossero dati appuntamento per attaccare le moschee e sparare ai musulmani durante la preghiera. In questo modo volevano creare un clima di guerra civile. È quello che vogliono anche i membri di Revolution Chemnitz, un gruppo di estrema destra attualmente sotto processo a Dresda. La guerra civile è l’obiettivo di tutti questi estremisti. L’idea risale ai “Diari di Turner” dello statunitense William L. Pierce, la bibbia dei sovversivi di destra. Pierce credeva che bisognasse scatenare una guerra tra razze, uno scontro finale dei bianchi contro tutti. Sosteneva l’idea della resistenza senza leader: ognuno agisce nel luogo in cui si trova, con i mezzi che ha a disposizione. Non c’è bisogno di un capo. Com’è successo a Hanau, a Halle e a Kassel.

Questa corrente di estrema destra è diventata sempre più forte negli ultimi anni. I sovversivi si sentono ascoltati, capiti. In passato, quando i neonazisti parlavano di “morte della razza” perché le famiglie dei migranti facevano più figli dei tedeschi, venivano presi in giro. Ed erano isolati quando ipotizzavano di uno “scambio di popolazioni” pianificato dal governo per sostituire gli stranieri ai tedeschi. Ora però queste teorie del complotto si sentono anche nei parlamenti regionali. Si chiede continuamente al popolo tedesco di difendersi dal proprio governo. E i sovversivi si sentono legittimati a fare proprio questo: a difendersi, con le armi.

Questa gente percepisce che l’aria sta cambiando. Che l’ideologia nazionalista si sta facendo strada nella società. E all’improvviso sente di non appartenere più a una minoranza emarginata, ma di essere quasi il braccio armato di un movimento popolare. ◆ ct

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Questo articolo è uscito sul numero 1347 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati