“Se gli anziani hanno subìto le conseguenze più pesanti dal punto di vista sanitario, i giovani pagheranno un prezzo più alto in termini di occupazione e reddito”. Il secondo rapporto sulla povertà in Francia dell’Observatoire des inégalités, un centro studi indipendente, ha lanciato l’allarme sulla situazione delle giovani generazioni di fronte alla crisi scatenata dal covid-19. La sua voce si aggiunge a quella delle associazioni che assistono i più bisognosi e registrano l’arrivo di persone di età sempre più bassa.
“Abbiamo capito che le cose si mettevano male guardando quello che succedeva nelle città universitarie”, dice François Barillot, volontario dei Restos du cœur. “Chi vive grazie a una borsa di studio non riesce più a far quadrare i conti: sono spariti gli impieghi temporanei destinati agli studenti, come quelli nella ristorazione”. Anche chi non studia è in difficoltà: “I piccoli traffici o la vendita di sigarette aiutano chi non riesce a trovare un lavoro”, osserva Yves Ravot, della Atd Quart Monde. “Con il lockdown è sparito tutto”.
È ancora presto per confermare queste considerazioni con i dati, ma gli economisti concordano. “I giovani stanno soffrendo molto dall’inizio della crisi”, dice Élise Huillery, docente di Paris-Dauphine. “Per loro i lavori interinali, i primi a essere stati soppressi, e i servizi alla persona, anche questi spariti in massa, sono spesso le principali fonti di reddito”. Il settore alberghiero e la ristorazione, tra i più colpiti, offrono contratti brevi o “lavoretti”. La disoccupazione “è una specie di doppia condanna” per i giovani, sottolinea Lucas Channel, del Laboratorio sulle ineguaglianze mondiali all’École d’economie di Parigi. “Sono i più precari e non hanno diritto agli aiuti destinati alle vittime della crisi”.
Dei cinque milioni di poveri in Francia, 2,5 milioni hanno meno di trent’anni
Secondo l’agenzia di collocamento Prism’Emploi, la pandemia ha ridotto le opportunità di lavoro per il 41 per cento dei giovani, obbligati ad abbassare il loro tenore di vita (nel 34 per cento dei casi) e a contare sull’aiuto dei loro familiari (23 per cento) o dello stato (18 per cento). Anche le ambizioni professionali sono state ridimensionate: uno su due ha accantonato l’idea di ottenere un contratto a tempo indeterminato, ha cambiato settore o addirittura mestiere.
L’Observatoire des inégalités aggiunge che questa crisi colpisce una fascia della popolazione che si sta impoverendo già da una ventina d’anni: “Tra il 2002 e il 2018 il tasso di povertà delle persone tra i 18 e i 29 anni è cresciuto del 50 per cento e più”, puntualizzano gli autori del rapporto, Noam Leandri e Louis Maurin. Dei cinque milioni di poveri censiti in Francia nel 2017, quasi 2,5 milioni hanno meno di trent’anni. Di questi la metà sono bambini nati in famiglie povere, il resto sono giovani adulti, che spesso hanno difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro.
Inserimento professionale
I più vulnerabili sono quelli di età compresa tra i 20 e i 24 anni. Il tasso di povertà si abbassa un po’ superati i 25 anni: migliora il livello d’inserimento professionale, molti vivono in coppia, condizione che consente di affrontare meglio la povertà, e ricevono il reddito di solidarietà attiva (Rsa). Chi è più giovane deve aver lavorato almeno per due degli ultimi tre anni o essere genitore per richiedere il sussidio. Queste condizioni riducono la possibilità di ottenere l’Rsa: a marzo erano solo 90mila i giovani che ne hanno beneficiato. “Questa situazione ripropone la questione dell’estensione del reddito di solidarietà a chi ha meno di 25 anni e dell’accessibilità ai sussidi sociali”, sostiene Élise Huillery, che si occupa di povertà. Secondo lei si potrebbero aumentare le tasse di successione e ridistribuire queste risorse supplementari come “capitale di partenza” per i giovani.
“Come giustificare il fatto che la società francese si rifiuta di riconoscere un reddito minimo ai più giovani?”, si chiede Maurin. “Sette miliardi di euro basterebbero per il reddito minimo unico”. Così chi ha tra i 18 e i 24 anni avrebbe un sostegno che finora gli è stato negato”. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1388 di Internazionale, a pagina 115. Compra questo numero | Abbonati