“Il giorno dopo la tempesta Alex, nel 2020, non c’era più niente: né strade, né elettricità, né ponti; il paese era devastato. Il primo ad arrivare è stato il treno”, ricorda Francesco Scarrone. La guida di origine piemontese vive a Saorge, uno dei borghi arroccati della val Roja, nelle Alpi Marittime. Lo stessa cosa è successa a Fontan e a La Brigue, poco distanti distanza, e a Limone, dall’altra parte del confine, in Piemonte. Se non ci fosse stato il treno sarebbe stato impossibile rifornire tutti i paesi rimasti isolati, ci sarebbe voluto più tempo e sarebbe stato molto più rischioso.
Questa linea provvidenziale è la Nizza-Ventimiglia-Cuneo, lunga cento chilometri, che attraversa le Alpi Marittime in Francia, il Piemonte e la Liguria. “Un’ancora di salvezza”, come la chiamano gli abitanti della valle dopo i danni causati da Alex. Una linea anche fragile, perché problematica dal punto di vista strutturale e oggetto di numerosi contenziosi tra la Francia e l’Italia, che la gestiscono insieme. “Sul piano psicologico la catastrofe provocata da Alex ha avuto un ruolo. Ha dimostrato l’attaccamento delle famiglie a questo treno e la necessità della via di comunicazione, visto che la strada è rimasta chiusa per mesi”, spiega Michel Braun, direttore dell’ecomuseo del treno delle meraviglie, a Breil-sur-Roya, il paese dove s’incontrano le due linee provenienti dalla costa mediterranea: la Nizza-Breil-Tenda, soprannominato il treno delle meraviglie, e la Ventimiglia-Cuneo.
La via del sale
La storia rocambolesca della linea Ventimiglia-Cuneo, che passa tra le montagne, comincia alla metà dell’ottocento. L’idea era di seguire l’antica via commerciale tra la pianura padana e il Mediterraneo, da Torino a Nizza. Questo percorso serviva a trasportare il sale e le merci fin dal medioevo. La linea ferroviaria, inaugurata il 30 ottobre 1928, ha subìto gravissimi danni durante la seconda guerra mondiale, prima di essere riattivata nel 1979 grazie a dei finanziamenti italiani.
La sua costruzione è stata un’impresa titanica. La ferrovia si aggrappa al terreno scosceso, superando un dislivello di mille metri in una valle isolata. “È stato necessario trovare soluzioni innovative, soprattutto in un’epoca in cui non c’era una strumentazione così precisa. Le gallerie elicoidali hanno permesso di guadagnare quota attraverso un sistema di curve e anelli scavati nella montagna”, spiega Braun.
Partendo da Ventimiglia alle 10.39, seduti nel convoglio a tre carrozze s’incontrano viadotti e gallerie. Se ne contano a centinaia. È un po’ come se il treno giocasse a nascondino con il paesaggio, in un canyon scavato dal corso tortuoso del fiume Roja. La costa lascia rapidamente spazio alle montagne e ai borghi medievali della valle, dove si respira ancora un’aria d’Italia: mentre Nizza è stata ceduta alla Francia nel 1860, i paesi di Tenda e La Brigue sono rimasti italiani fino al 1947.
“Per noi il confine è un’astrazione: siamo in molti ad avere parenti dall’altra parte della galleria, a Limone o a Cuneo. Ho imparato a parlare francese a scuola, mentre a casa si parlava italiano o il dialetto brigasco”, racconta Charles Claudo, dell’associazione Remontons la Roya, che si batte per difendere la linea ferroviaria.
Le facciate colorate delle chiese barocche, le edicole votive che punteggiano i muri dei vicoli e, ancor più, i sugelli, una pasta fresca tradizionale, confermano il legame con Piemonte e Liguria. Qui ognuno ha il suo piccolo aneddoto da raccontare sul paese.
Magali Chétioui, di Breil-sur-Roya, racconta che suo padre andava da Libre, una frazione italiana (fino al 1947) sperduta tra le montagne, a Breil per scambiare i buoni del razionamento con generi alimentari. Chétioui, ex ferroviera ricorda anche l’automotrice che la portava fino a Nizza, dove frequentava il liceo. Lo stesso attaccamento si ritrova sul versante italiano nelle parole di Stefania Perotti, responsabile del programma europeo Interreg Alcotra Vermenagna Roya III, per valorizzare il ricco patrimonio delle valli del Roja e della Vermenagna sui due versanti del colle di Tenda: “È il treno delle vacanze, quello che porta al mare. Per gli italiani è una linea del cuore”.
A Breil-sur-Roya, dai finestrini della carrozza si vede l’arco in pietra della porte de Gênes e la tour de la Cruella, costruita dai conti di Ventimiglia per proteggere l’antica città. Poco prima di Saorge, la fermata successiva, una casa sventrata che sovrasta le rive del Roja ricorda la violenza della tempesta Alex. I vicoli medievali e i passaggi a volta del borgo affacciato sulla valle conducono al convento francescano fondato nel 1633.
“Un’ancora di salvezza”, così gli abitanti della valle chiamano il treno
“L’aspetto monumentale della valle si deve alla strada Reale di Nizza, costruita tra Torino e Nizza. Le chiese e le cappelle barocche presenti in tutti questi paesi testimoniano la potenza della chiesa e i canoni di bellezza della controriforma nel seicento”, spiega la guida Francesco Scarrone.
A La Brigue, uno di questi gioielli è la cappella di Notre-Dame-des-Fontaines. Ci si arriva dalla stazione con una passeggiata di un’ora. Le pareti dell’edificio, immerso nel bosco, sono interamente decorate con affreschi della fine del quattrocento. Nelle scene del coro, dipinte da Giovanni Baleison (1463-1492) e raffiguranti la vita di Maria, si riconoscono la val Roja e la pietra verde di Tenda: una pelite onnipresente sui tetti, sugli architravi e sul portale della collegiata di Notre-Dame-de-l’Assomption.
E tra Fontan e Tenda conviene attivare la bussola del telefono per non perdere l’orientamento. Il treno procede lentamente (a 40 chilometri orari), attraversa più volte la Roja e sale rapidamente attraversando le gallerie elicoidali. Saliamo ancora un po’ raggiungendo a piedi la cappella del Saint-Sauveur, le cui falesie calcaree dominano la cittadina di Tenda, per svelare un panorama sui versanti ricoperti di conifere delle cime alpine.
L’Italia ormai non è più molto lontana. Il tunnel di Tenda, lungo otto chilometri, segna il confine. Una decina di persone aspetta sulla banchina l’arrivo del treno delle 12.20 proveniente da Ventimiglia. La maggior parte lavora all’ospedale e vive in Piemonte.
Una fortezza per le api
Uscendo dal paese di confine lo sguardo viene catturato da un muro a secco a forma di ferro di cavallo. Al suo interno ci sono una ventina di arnie sistemate su dei ripiani rivolti verso il sole. La recinzione in pietra degli apiari fortificati, tipici della regione, serviva un tempo a proteggere le api dalle intemperie, dai furti e dagli orsi troppo voraci. Questo recinto fortificato in pietra a secco, naijou nel dialetto di Tenda, è stato restaurato tre anni fa.
Dall’altro versante della montagna, nella valle Vermenagna, il treno prosegue il suo percorso tortuoso. Attraversa Limone, nota per la sua elegante stazione sciistica; Vernante, con le due ciminiere in mattoni dell’antica vetreria; Roccavione, con le sue ville in stile liberty, residenze estive di ricchi torinesi, liguri e nizzardi; Borgo San Dalmazzo, che ha una stazione ferroviaria dove era stata allestita una sala per accogliere la famiglia reale di casa Savoia. Il convoglio raggiunge poi la pianura e Cuneo. La città medievale sorprende con i suoi otto chilometri di portici, che mescolano stili e colori, ai due lati di piazza Galimberti, intitolata all’eroe della resistenza piemontese Duccio Galimberti. Ogni martedì, giorno di mercato, francesi e italiani si ritrovano in questa piazza di dimensioni eccezionali, che si estende per più di due ettari e si apre sulle montagne. Il capolinea di quest’ancora di salvezza. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 74. Compra questo numero | Abbonati