I fossili di _Homo naledi _scoperti in Sudafrica 13 anni fa sono ancora più interessanti di quanto si pensava. Un’analisi delle proteine negli scheletri suggerisce che erano tutti di sesso femminile. La scoperta potrebbe essere il segno più chiaro trovato finora che questi ominidi trattavano i loro morti in modo insolito.

Due speleologi hanno rinvenuto i fossili nel 2013 mentre esploravano la grotta Rising Star, circa 40 chilometri a nordovest di Johannesburg. Erano in una serie di camere profonde e difficili da raggiungere. Da allora i ricercatori hanno cercato di capire come fossero arrivati lì.

Chiara Dattola

Un’idea nota ma controversa suggerita per la prima volta nel 2015 è che gli H. naledi abbiano trascinato i loro morti attraverso la rete di caverne e li abbiano depositati in quelle camere. Negli anni successivi i ricercatori che lavoravano sul sito, guidati da Lee Berger dell’università del Witwatersrand, hanno ampliato questa ipotesi. Secondo loro, le prove archeologiche suggeriscono che gli _H. naledi _scavarono tombe nel pavimento delle grotte, usarono torce per illuminare la strada e lasciarono arte rupestre sulle pareti. Tutte queste idee sono state accolte con estremo scetticismo.

Per il nuovo studio, un gruppo guidato da Palesa Madupe dell’università di Copenaghen ha estratto antiche proteine dallo smalto dei denti di H. naledi. Le proteine sono sintetizzate sulla base delle informazioni contenute nel dna, quindi analizzarle può permettere di ricostruire la genetica di questa antica specie umana, che si crede sia esistita tra circa 335mila e 236mila anni fa.

Lo smalto dei denti contiene una decina di tipi di proteine diverse, spiega Madupe, quindi fornisce relativamente poche informazioni sulla storia evolutiva, ma può rivelare il genere degli individui. Questo perché una delle proteine, l’amelogenina, può contenere un segnale dal gene Amelx che si trova sul cromosoma X o sul gene Amely che si trova sul cromosoma Y. Le femmine hanno solo il segnale Amelx nel loro smalto, mentre i maschi di solito hanno sia l’Amelx sia l’Amely.

Madupe e i suoi colleghi hanno analizzato le proteine di tutti i 23 individui conosciuti di H. naledi. In venti casi è stato possibile recuperare l’amelogenina, e nessuno presentava il segnale Amely, il che suggerisce che tutti gli individui fossero femmine. “Pensavamo di aver sbagliato qualcosa”, ricorda Madupe. Ma quando hanno ripetuto l’analisi il risultato è stato lo stesso. “Allora ci siamo chiesti: perché non ci sono maschi qui?”.

“L’H. naledi continua a sorprenderci e a sollevare domande affascinanti”

Una possibilità è che la proteina Amely si degradi più rapidamente di quella Amelx, e quindi anche se era presente non sia più identificabile. Ma Madupe pensa che questo si possa escludere: nel 2025 lei e i suoi colleghi hanno pubblicato un’analisi dello smalto dentale estratto da resti di ominidi risalenti a due milioni di anni fa, alcuni dei quali contenevano Amely.

Un’altra ipotesi è che la popolazione di H. naledi avesse subìto la cancellazione del gene Amely. Il team ha scoperto che questo può succedere nei gruppi umani, ma è estremamente raro e riguarda al massimo il 10 per cento della popolazione maschile, quindi molti continuano ad avere il gene. I ricercatori hanno calcolato che se ci fosse stata una cancellazione la probabilità che in un campione di dieci maschi e dieci femmine non fosse presente Amely era dello 0,0000954 per cento.

Gruppi sbilanciati

Quindi resterebbe un solo scenario plausibile: i venti individui erano davvero tutti femmine. Per Berger, che ha collaborato allo studio, questo significa che non si può più sostenere che siano finiti nella grotta per qualche processo naturale, e che gli _H. naledi _vi depositavano intenzionalmente i corpi delle femmine.

Molti altri ricercatori sono inclini a concordare. “Le spiegazioni sono due: o ci sono problemi con il metodo di analisi, oppure c’è stata una selezione intenzionale”, dice Emma Pomeroy dell’università di Cambridge.

“Penso che ci sia un aspetto comportamentale, e che per qualche ragione mettessero nella grotta femmine e non maschi”, dice Bernard Wood della George Washington university di Washington.

Altri sono più cauti. Kimberly Foecke dell’università George Mason, in Virginia, sottolinea che anche all’epoca le camere potrebbero essere state difficili da raggiungere, e quindi sarebbe stato più complicato per dei maschi più grossi esplorarle. Del resto le prime persone a entrare nella caverna dopo il 2013 erano state tutte donne.

Michael Petraglia della Griffith university di Brisbane offre un’altra spiegazione. “È possibile che l’H. naledi, essendo un ominide dal cervello piccolo simile ai primati non umani, avesse gruppi composti soprattutto da femmine che cercavano cibo in alcune parti del territorio”. Se gli individui nella grotta appartenevano a un gruppo simile, ci sarebbe stata naturalmente un’alta proporzione di femmine.

Ma Éric Crubézy dell’università di Tolosa vede un problema in questa ipotesi. Anche nei gruppi sociali di primati composti da molte femmine adulte e solo uno o due maschi, i piccoli maschi e femmine sono ugualmente numerosi. Ma i dieci individui più giovani trovati nella grotta sembrano essere tutti femmine. “Una concentrazione così sbilanciata di soggetti di età differenti è difficile da interpretare come una normale fetta demografica di una comunità”, dice.

Berger sostiene che i risultati forniscono ulteriori prove a sostegno dell’idea che gli H. naledi seppellissero intenzionalmente i morti nella grotta. Altri ricercatori pensano che non sia così. “Gettare dei corpi in un’apertura nella roccia non è la stessa cosa che seppellirli”, dice Wood, e non implica necessariamente che l’H. naledi avesse un’elaborata cultura della morte o avesse sviluppato un sistema di credenze. “Non ho idea di cosa significasse questo comportamento, e non ce l’ha neanche Lee Berger”, dice Wood. “L’H. naledi continua a sorprenderci e a sollevare domande affascinanti a cui non sarà facile rispondere”, conclude Pomeroy. ◆ gac

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Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati