Cultura Schermi
Gagarine. Proteggi ciò che ami
Lyna Khoudri, Alséni Bathily
Francia 2020, 95’. In sala
Gagarine. Proteggi ciò che ami (dr)

Youri, sedici anni, sogna di diventare astronauta. Forse perché è cresciuto al Gagarine, complesso residenziale di mattoni rossi a Ivry-sur-Seine, inaugurato dal cosmonauta russo nel 1963. Ma questa enorme struttura nella periferia parigina sarà demolita e per il ragazzo diventa una navicella spaziale da portare in salvo a ogni costo. Per il loro primo lungometraggio, Fanny Liatard e Jérémy Trouilh hanno trovato un modo sorprendente di rappresentare la banlieue con un’estetica che trasferisce in uno spazio poetico questo racconto di resistenza urbana. I registi mostrano l’edificio come un organismo vivente: la solidarietà scorre da un piano all’altro, da una scala all’altra, tra residenti di ogni età e origine. Più Youri si ostina a non abbandonare il palazzo e il suo sogno, più la messa in scena si allontana dalla realtà e diventa il riflesso della fede assoluta del ragazzo nella sua periferia “celeste”. E con loro vola via anche il luogo comune di una gioventù immobile e pigra che vive tra le mura dei grandi palazzoni di periferia.
Guillemette Odicino, Télérama

Adorazione
Thomas Gioria, Fantine Harduin
Belgio / Francia 2019, 98’. In sala

Fabrice Du Welz ha qualche potere magico se in poche inquadrature riesce a risucchiare lo spettatore nel mondo solitario e magico di un ragazzo che sta per entrare nell’adolescenza. Paul (Thomas Gioria) vive con sua madre nella clinica psichiatrica in cui lei lavora. Il ragazzo vaga nei boschi che circondano l’istituto. Siamo in Belgio ma potremmo essere in una foresta vergine, come quelle immaginate dal doganiere Rousseau. Questa rappresentazione concreta della vegetazione seduce lo spettatore facendolo entrare in una specie di nuvola umida. Al suo interno c’imbattiamo in una storia che ha l’aria di una fiaba ma la sostanza di un film noir. Una combinazione non nuova. All’istituto, di cui non sappiamo granché, arriva Gloria (Fantine Harduin), che ha l’età di Paul e che tenta in tutti i modi di scappare. Anche se tutti dicono che la ragazza è pericolosa, Paul si fa convincere e insieme si lanciano in una fuga che mette a dura prova i nervi e la fiducia del pubblico. Tuttavia Du Welz, che ha anche sceneggiato il film, esce rapidamente da questa zona incerta per abbracciare la pista della femme fatale, in questo caso però più un cliché che il mito a cui si sono inchinati personaggi come Sam Spade o Philip Marlowe.
Thomas Sotinel, Le Monde

Firestarter
Zac Efron, Ryan Kiera Armstrong
Stati Uniti 2022, 94’. In sala
Firestarter (dr)

Alcuni anni dopo aver partecipato a un esperimento che lo ha lasciato con dei poteri psichici, Andy McGee (Zac Efron) è in fuga da una misteriosa agenzia governativa chiamata The shop. Il vero obiettivo dell’agenzia tuttavia non è Andy ma sua figlia Charlie (Ryan Kiera Armstrong), anche lei con vari poteri, tra cui quello di appiccare incendi con la forza del pensiero. La tecnologia ha fatto passi da gigante nei quasi quarant’anni trascorsi dal primo adattamento dell’Incendiaria di Stephen King. Brutte notizie per i fuggiaschi, molto facili da geolocalizzare, e per il pubblico, costretto a bruciacchiarsi con le famigerate fiamme generate in digitale dell’era moderna. Più o meno tutto in Firestarter appare leggermente televisivo, come se fosse stato pensato per una piattaforma streaming più che per una sala cinematografica. Inoltre, spaventa più della paranoia da sorveglianza il fatto che Zac Efron ormai è abbastanza grande da interpretare il padre di una preadolescente. Lo stesso romanzo di Stephen King, non certo al suo meglio, aveva più senso al momento della sua uscita: il ritratto di un padre di famiglia che cerca di smaltire i postumi di un decennio rimodellato dagli allucinogeni e dal Watergate. A questo proposito, molto in stile anni settanta-ottanta è la colonna sonora del film, gentile concessione nientemeno che di John Carpenter: poteva essere tranquillamente l’accompagnamento ideale per un adattamento decente di un romanzo di King, come Christine. la macchina infernale, firmato proprio da Carpenter. La colonna sonora del vecchio maestro è l’unica cosa che salva il film dall’essere il peggior adattamento mai fatto di un romanzo di Stephen King.
A.A. Dowd, Empire

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1461 - 20 maggio 2022
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