La coalizione di centrodestra formata da Forza Italia, Noi con Salvini e Fratelli d’Italia ha dato prova della sua forza elettorale. Il suo candidato, Nello Musumeci, è stato eletto presidente della regione Sicilia. Questo voto potrebbe anticipare quello che succederà a livello nazionale nel 2018. Il centrodestra ha ottenuto il 39,8 per cento dei voti e governerà la Sicilia, ma avrà bisogno dell’appoggio di altri partiti. “Hanno vinto i moderati”, ha dichiarato Silvio Berlusconi, ignorando i programmi xenofobi dei suoi due alleati. Il Movimento 5 stelle, con il 34,7 per cento dei voti, è risultato il partito più votato. Nonostante ci sia da poco stato il passaggio dei poteri da Beppe Grillo a Luigi Di Maio, i cinquestelle hanno dimostrato di aver conservato la loro attrattiva. “Siamo i vincitori morali”, ha dichiarato Grillo.
La scelta di Pietro Grasso
La Sicilia non è mai stata un baluardo del Partito democratico (Pd), la scorsa legislatura è stata un’eccezione. A queste elezioni la coalizione sostenuta dal Pd ha avuto il 18,7 per cento e alcuni nel partito danno la colpa di questo risultato al presidente del senato Pietro Grasso, che non ha voluto candidarsi. Il magistrato siciliano ha abbandonato il Pd, accentuando l’opposizione interna a Renzi e alle sue manovre, come il tentativo di sostituire il governatore della Banca d’Italia o l’approvazione della legge elettorale con il voto di fiducia. Se alle elezioni legislative del 2018 il Pd si presenterà all’interno di una coalizione, in molti chiedono che si facciano le primarie per scegliere chi la guiderà.
Claudio Fava di Articolo 1 - Movimento democratico e progressista (Mdp), sostenuto da Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani, ha ottenuto il 6,1 per cento dei voti. La Sicilia rispecchia gli ondeggiamenti del centrosinistra negli ultimi mesi. Un teatrino pubblico di frizioni interne che potrebbero avere un costo molto alto. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1230 di Internazionale, a pagina 36. Compra questo numero | Abbonati