Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha fatto marcia indietro all’ultimo momento sulla nomina di Ricardo Reis come capoeconomista dell’istituto. Il motivo sta nelle dichiarazioni critiche rivolte dall’accademico portoghese alla politica dei dazi di Donald Trump. Secondo il Financial Times, che ha citato tre fonti anonime, all’inizio dell’estate l’Fmi si preparava ad annunciare la nomina di Reis, professore della London school of economics, ma ha cambiato idea dopo aver saputo di alcune dichiarazioni del professore riguardo agli effetti negativi delle tariffe doganali imposte dal presidente degli Stati Uniti.

Nell’aprile 2026, dopo l’annuncio dei dazi nel famoso “liberation day” (giornata della liberazione), Reis – collaboratore abituale di Expresso e citato spesso dai mezzi d’informazione portoghesi e internazionali su vari temi economici – aveva sottolineato che le imposte avrebbero esercitato una forte pressione sui prezzi al consumo negli Stati Uniti, provocando una nuova ondata inflazionaria. Un mese dopo, nel corso di un podcast prodotto dalla Fondazione Francisco Manuel dos Santos, l’economista ha ribadito che negli Stati Uniti i prezzi sarebbero aumentati “a causa dei dazi”, aggiungendo che le misure avrebbero reso la produzione interna “più difficile, più cara e più inefficiente”.

Alla fine, a luglio, l’Fmi ha nominato Silvana Tenreyro, ex responsabile della Banca d’Inghilterra e collega di Reis alla London school of economics, che ha preso incarico ad agosto. Secondo le fonti citate dal Financial Times, a sua volta Tenreyro avrebbe detto che i dazi pregiudicano la crescita economica, evitando però di criticare esplicitamente l’amministrazione Trump. Il quotidiano britannico ha precisato che Reis non ha voluto commentare la notizia.

Anche se formalmente le nomine di vertice spettano alla direttrice generale Kristalina Georgieva, gli Stati Uniti mantengono una grande influenza sull’istituzione, di cui sono i principali finanziatori. Georgieva aveva già relegato in secondo piano le questioni legate alla crisi climatica e quelle di genere dopo le pressioni ricevute dal segretario al tesoro statunitense Scott Bessent che, secondo il Financial Times, avrebbe invitato l’Fmi a concentrarsi sulle proprie “responsabilità principali”, cioè quelle legate alla stabilità economica e finanziaria.

In netto contrasto

◆ Il capoeconomista del Fondo monetario internazionale guida un gruppo di più di cento consulenti, che aiutano l’istituto a delineare la sua agenda politica. Tra gli obiettivi ci sono la promozione del libero commercio e dell’integrazione finanziaria, due temi che da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca sono in netto contrasto con la volontà di Washington di puntare sui dazi doganali per rafforzare la sicurezza economica nazionale. Anche se molti dazi sono stati bocciati dalla Corte suprema degli Stati Uniti, la Casa Bianca continua a usarli per “punire avversari e alleati”, come dimostra il caso del Canada. Financial Times


Provvedimento disciplinare

Il caso di Reis conferma la tendenza dell’amministrazione Trump a fare pressione sugli economisti che esprimono dubbi sulla politica di Washington. Il Financial Times ha ricordato che nel 2025 Trump aveva intimato a David Solomon, il presidente della Goldman Sachs, di allontanare il capoeconomista della banca, Jan Hatzius, colpevole di aver dichiarato che i dazi avrebbero penalizzato l’economia statunitense. Kevin Hassett, direttore del consiglio economico nazionale statunitense, ha dichiarato che gli economisti della Federal reserve di New York dovrebbero essere “sottoposti a un provvedimento disciplinare” per i loro commenti sulle conseguenze delle tariffe per i consumatori e le aziende.

Un portavoce dell’Fmi non ha voluto rilasciare dichiarazioni a proposito della selezione del capoeconomista: si è solo richiamato alla politica di “stretta riservatezza” sulle candidature nell’istituto e ha garantito che il processo è stato “rigoroso e in grado di individuare la figura più adatta al ruolo”. ◆ as

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati