I nazisti sono i cattivi più comuni nei videogiochi. È dagli anni ottanta che sugli schermi combattiamo contro di loro. In Wolfenstein 3d, uno sparatutto in prima persona del 1992, il mostro finale da affrontare è un Hitler in una tuta robotica da combattimento con mitragliatrici gigantesche. Certo, Wolfenstein era un gioco satirico piuttosto esagerato, ma in molti giochi i nazisti sono raffigurati come figure eccessive mentre i giocatori sono in genere soldati senza nome che devono contrastare la loro avanzata. Il fatto che questi giochi si vantino spesso di essere “storicamente corretti” ha a che fare poco con l’autenticità e l’accuratezza dell’ambientazione, e molto con la riproduzione accurata dei modelli di carri armati o di fucili. Di solito i videogiochi ignorano quasi completamente lo sfondo politico dell’era nazista. Produttori e sviluppatori vogliono evitare di prendere una posizione netta o di trasmettere un messaggio politico esplicito, per non alienarsi le simpatie dei potenziali acquirenti. Alcuni dichiarano esplicitamente che i loro giochi sono apolitici.
Una posizione chiara
Per i creatori di Through the darkest of times _prendere una chiara posizione antifascista, come dicono loro, era quindi ancora più importante. Il team di sviluppo, composto da cinque berlinesi, ha presentato il gioco il 30 gennaio 2020, a 87 anni esatti dalla nomina di Hitler a cancelliere e dalla presa del potere dei nazionalsocialisti. In _Through the darkest of times, il giocatore è al comando della resistenza civile nella Germania del terzo Reich durante i dodici anni del regime totalitario.
_Through the darkest of times _può essere paragonato a un gioco da tavolo. All’inizio, i giocatori costruiscono un personaggio immaginario combinando singoli elementi. Per esempio, Julius Obrecht è un insegnante e intellettuale socialdemocratico che si esprime in modo forbito e ha qualche difficoltà a comunicare con i lavoratori.
Occorre quindi reclutare altri combattenti della resistenza che abbiano interessi e capacità diversi, e per farlo si usa una mappa panoramica della Berlino degli anni trenta. Klaus, per dire, è un operaio particolarmente abile a raccogliere donazioni dai suoi colleghi di Kreuzberg, mentre Anna è brava a reclutare persone affidabili e a scrivere volantini.
Ogni personaggio ha delle caratteristiche che lo condizionano: alcuni sono ebrei, altri omosessuali e nel corso del gioco rischiano di finire in un campo di concentramento. A proposito, non è possibile sconfiggere i nazisti, ma si può resistere fino alla fine della guerra. E in generale la sensazione di essere consegnati a un sistema totalitario è molto forte.
_Through the darkest of times _racconta piccole storie credibili nella cornice del terzo Reich: quella di una donna che dopo essere stata disoccupata per anni trova finalmente un lavoro, ma in un campo di concentramento. Oppure quella di un ragazzo che, dopo essersi messo in luce come antisemita nella gioventù hitleriana, vuole assolutamente andare in guerra, ma diserta dopo poche settimane.
Nel suo sviluppo, Through the darkest of times _ricorda _The Republia Times, un gioco di strategia a turni del 2012, in cui il giocatore, nei panni dell’editore di un quotidiano di opposizione, rischia di finire in prigione se i suoi articoli sono troppo critici. Oppure This war of mine, dove i personaggi devono sopravvivere in una città distrutta dalla guerra. Anche in questo caso l’esperienza non è vissuta dal punto di vista dei soldati, ma da quello dei civili.
Già prima di essere lanciato _Through the darkest of times _aveva ricevuto molta attenzione da parte dei mezzi d’informazione internazionali, anche perché nelle sue anteprime apparivano le svastiche, ed era la prima volta per un videogioco tedesco.
Fino all’estate del 2018 erano infatti vietate. Ma poi la Unterhaltungssoftware Selbstkontrolle (Usk), l’organizzazione tedesca che classifica i videogiochi in fasce d’età, ha cambiato la normativa. Da allora, la cosiddetta clausola di adeguatezza sociale che già valeva per i film è applicata anche ai videogiochi. E così anche in _Through the darkest of times _si vedono i simboli nazisti, che qui s’inseriscono perfettamente nel contesto del videogame e rendono il regime dei nazionalsocialisti ancora più realistico agli occhi dei giocatori.
Non c’è stata un’invasione di svastiche nei videogiochi, come temeva chi contrastava la norma alla fine dell’estate 2018. I giochi chiaramente antifascisti, come i nuovi capitoli di Wolfenstein _o _ Attentat 1942 _(sull’occupazione tedesca della Cecoslovacchia durante la seconda guerra mondiale), possono mostrare i simboli dichiarati anticostituzionali. Altri, come lo sparatutto _Post scriptum, ambientato sempre durante la seconda guerra mondiale, non hanno ottenuto l’autorizzazione dall’Usk. Non ci sono motivazioni ufficiali, ma probabilmente il rifiuto è dovuto alla mancanza di una presa di posizione chiara e a un contesto del gioco poco accurato.
Più di una sparatoria
In confronto, Through the darkest of times è antifascista in tutto e per tutto. Lo stile grafico s’ispira al lavoro di Otto Dix, uno degli artisti più famosi durante la repubblica di Weimar. I volti dei protagonisti, dai lineamenti che sembrano incisi, ricordano le opere dell’artista Käthe Kollwitz, anche lei attiva in quel periodo. Inoltre, nel quartier generale della resistenza i grammofoni suonano musica swing. “Abbiamo scelto un design che i nazisti avrebbero odiato”, spiegano i produttori.
Non è la prima volta che Jörg Friedrich e Sebastian Schulz, i due fondatori dell’azienda che ha sviluppato il gioco, la Paint-bucket Games, prendono posizione attraverso i loro videogiochi. Entrambi avevano lavorato per lo studio di sviluppo berlinese Yager che nel 2012 pubblicò Spec ops. The line, che è un gioco dichiaratamente contro la guerra, anche se si tratta di uno sparatutto. “Per me e Sebastian, Through the darkest of times _è la logica continuazione del lavoro fatto con _Spec ops”, dice Friedrich. “All’epoca cercavamo una nuova prospettiva sui giochi di guerra, ora ci interessa una nuova prospettiva sull’era nazista”. All’inizio del 2018 Friedrich e Schulz hanno lasciato la Yager per dedicarsi a tempo pieno al loro progetto antinazista.
Through the darkest of times _non verrà ricordato per essere un gioco coinvolgente o particolarmente impegnativo. Ma perché propone una narrazione antifascista a lungo attesa in un mondo troppo spesso senza distinzione di colori. Perché pone ai giocatori una domanda difficile: come si comporterebbero nei panni di un combattente della resistenza in un sistema totalitario? E perché racconta magistralmente e senza retorica un momento storico terribile. In questo modo costruisce un ponte verso persone indifferenti o scettiche nei confronti dei videogiochi: ora sanno che ci sono giochi in cui la pioggia di proiettili non è solo un’evasione dalla realtà. ◆ _nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1352 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati