Vent’anni fa la tecnologia digitale ha completamente sovvertito l’industria discografica infliggendole uno shock dal quale si è ripresa solo da poco. Nel 2020 la stessa tecnologia sta contribuendo (almeno in parte) a dare un po’ di sollievo al settore degli eventi dal vivo annientato dal covid-19.
All’inizio della pandemia i vari Twitch, YouTube, Instagram, TikTok e Facebook hanno riempito il vuoto grazie alle possibilità offerte dalle dirette in streaming. Sono stati seguiti da decine di nuove aziende con competenze specifiche legate alla trasmissione via web, in alcuni casi con un approccio più egualitario ed etico rispetto ai giganti della tecnologia. Altre compagnie che organizzano eventi e che prima si dedicavano agli spettacoli dal vivo offrono ad artisti e fan la possibilità di partecipare a dirette streaming a pagamento.
Primi successi
“Prima del lockdown non c’importava niente di queste cose”, afferma Phil Hutcheon, fondatore e amministratore delegato dell’app per la vendita di biglietti Dice. Le “noiose” dirette su Instagram lo hanno spinto a lanciare Dice Tv. Il primo a usarla è stato il cantautore scozzese Lewis Capaldi, che ha fatto pagare agli spettatori 5 sterline a testa; adesso gli artisti possono vendere gadget in aggiunta agli spettacoli. “Per loro significa poter vendere cento magliette in edizione limitata a 30 sterline l’una”, spiega Hutcheon.
Alcuni artisti hanno guadagnato bene con le dirette a pagamento: secondo Pollstar, a giugno Laura Marling ha venduto 4.500 biglietti per il suo spettacolo alla Union chapel di Londra (un biglietto costava 12 sterline); secondo YouTube, invece, ad agosto l’artista giapponese Reol ha guadagnato 130mila dollari con una diretta streaming sulla sua piattaforma; e la Big Hit, che gestisce i coreani Bts, ha dichiarato che a giugno il loro concerto in diretta streaming _Bang bang con _è stato visto da 756mila fan, ciascuno dei quali ha pagato tra i 21 e i 29 euro. L’etichetta ha guadagnato almeno 16 milioni di euro. Questi però sono artisti famosi, una percentuale minima di quelli che possono sperare anche solo di cominciare a recuperare qualcosa dopo gli incassi mancati degli ultimi mesi.
Per aiutare artisti e sale meno celebri, Andrea Cockerton, che produce eventi dal vivo immersivi con la sua We Are Sound, lancerà Diuo. La piattaforma trasmetterà streaming in diretta di concerti solo in modalità pay per view (“paga per vedere”) e permetterà agli artisti di avere un loro canale su cui trasmettere eventi a cui si potrà accedere con un abbonamento. Cockerton non vuole che la piattaforma funzioni solo su abbonamento: “È quello che fa Spotify, e sappiamo tutti quali sono gli effetti per la maggior parte degli artisti”.
Diuo ha quello che Cockerton definisce un “approccio etico agli affari”: il 10 per cento di tutti i profitti sono corrisposti (sotto forma di contributi) ai lavoratori dello spettacolo, agli ingegneri del suono e a tutti quelli che hanno visto sparire i loro guadagni senza avere dal governo britannico alcun aiuto finanziario. “Stiamo passando dalle parole ai fatti”, afferma Cockerton, offrendo alle prime cento band che si esibiranno in streaming su Diuo la partecipazione a una quota del 10 per cento della società.
Gli artisti che organizzano i loro spettacoli sulla piattaforma, ai quali va il grosso dei guadagni, hanno a disposizione una produzione e un marketing professionale. Cockerton vuole che gli spettacoli si svolgano in posti piccoli, che a loro volta riceveranno una quota per l’affitto della sala e potranno mettere in attività lavoratori al momento fermi. Secondo le sue stime, gli artisti devono vendere circa quattrocento biglietti per coprire i costi di un concerto, una cifra a suo avviso sostenibile per gli artisti non famosissimi. “L’unico modo per affrontare questa situazione è innovare e fare qualcosa di diverso”, afferma.
Un altro tentativo è quello di Oda. Nata nel 2016 come azienda produttrice di altoparlanti, ha da poco offerto una programmazione organizzata come un festival, in cui i fan si godono spettacoli in diretta trasmessi sulle casse prodotte a questo scopo dall’azienda e vendute a 299 dollari (252 euro), con anche un abbonamento da 79 dollari (67 euro) ogni tre mesi.
Oda era stata creata in parte per aiutare Phil Elverum (nome d’arte Mount Eerie) a suonare senza dover andare fisicamente in tour, una cosa diventata difficile da quando, dopo la morte di sua moglie Geneviève Castrée nel 2016, tocca completamente a lui prendersi cura della figlia piccola. Gli piace il fatto che Oda sia solo audio: lo streaming video è incompatibile con il suo modo di lavorare. “Per me l’esibizione dal vivo è uno scambio tra due o più persone in un posto reale”, dice. Con lo streaming video “mi sembra di simulare in piccolo una cosa che appartiene al passato”.
Per il suo lancio Oda ha in programma vari concerti, tra cui quelli di Ann Peebles e Don Bryant. L’idea è di lavorare con artisti poco ovvi, con l’obiettivo di creare esperienze uniche per l’ascoltatore: “session al tramonto” durante tutta la settimana ed eventi più articolati per il weekend, con musica, letture e discorsi. “Alla fine hai la sensazione di aver trascorso dei giorni interi con un artista e di conoscerlo bene”, spiega il cofondatore di Oda Nick Dangerfield. Gli artisti, aggiunge, possono guadagnare tra i settemila e i 30mila dollari per ogni fine settimana, anche perché un’esperienza solo audio abbassa i costi di produzione. “La cosa importante è che la nostra piattaforma sia il più inclusiva possibile, che accolga tutti”, dice.
Eventi che svaniscono
La privazione degli eventi ha scatenato un gran desiderio di tornare alla musica dal vivo. Dice si occupa della vendita dei biglietti per il festival Primavera sound di Barcellona del 2021, quest’estate cancellato come quasi tutti gli eventi simili. Anche se non ci sono garanzie sulla fattibilità, la prossima edizione del Primavera sound ha già il tutto esaurito e secondo Hutcheon ci sono “decine di migliaia” di persone in lista d’attesa per i biglietti.
Nel frattempo, lo streaming è l’unica opzione possibile. Il concerto Idiot prayer di Nick Cave, trasmesso a luglio in diretta streaming dall’Alexandra Palace di Londra, uscirà anche al cinema. Ma secondo Hutcheon, gli eventi in streaming che esistono solo per la durata della diretta e poi svaniscono sono il modo migliore per creare la sensazione di assistere a un momento imperdibile, per quanto in versione ridotta. “Una caratteristica degli spettacoli in diretta è la loro rarità”, afferma. “Guardarli nel momento in cui li guardano anche gli altri in realtà potenzia l’esperienza. È tutto un affascinante argomento di ricerca di psicologia comportamentale”. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1382 di Internazionale, a pagina 91. Compra questo numero | Abbonati