Devo infine capire

che ho tempo.

Tempo per l’uccello sul davanzale

che parla con me, a nome di.

Tempo per lo stelo della lampada

in cui si specchia la luce terrestre.

Tempo per la gatta di velluto blu

dipinta alla parete in taglia micro

da Almut, quando vivevano ancora entrambe. Anche per la pecora con le orecchie nere

gli occhi strabici, il muso storto e la

bocca assetata. Indiana, semplicissima, istruttiva.

Mi mancherà nel secolo venturo.

Non ho ancora scambiato una parola tacita

con la rosa insecchita, da dove e verso dove dunque. E l’agenda di cuoio nero

con la data dorata

sta elegantemente aperta per farmi entrare e uscire. Imparare ad avere tempo.

Imparare che è troppo tardi.

Elisabeth Borchers

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Questo articolo è uscito sul numero 1244 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati