Già in modalità campagna elettorale, dopo la sospensione per il 2027 della tassa di circolazione per le auto di piccola cilindrata, il 20 settembre Giorgia Meloni, 49 anni, ha sorpreso tutti annunciando il divieto dell’uso del burqa e del velo nelle scuole e la volontà di fissare un numero massimo di alunni stranieri per classe.

“Sta per arrivare in consiglio dei ministri un provvedimento che introduce per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe, l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico d’imparare l’italiano, e il divieto di burqa e niqab (il velo islamico) a scuola”, ha detto Meloni dal palco della festa nazionale dei giovani di Fratelli d’Italia, il partito postfascista di cui è le­a­der. “A scuola si va a viso scoperto e in Italia nessuno, in nome di una vera o presunta tradizione, può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità uomo-donna non è negoziabile.(…) Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono in minoranza. Non si può fare”, ha detto.

Giorgia Meloni (Simona Granati, Corbis/Getty)

L’annuncio agita le acque del mondo politico in vista delle elezioni del 2027. Il clima è teso perché la presidente del consiglio punta a guidare il paese anche nella prossima legislatura. I sondaggi indicano che se l’opposizione andasse unita al voto – cosa che al momento pare quasi miracolosa – potrebbe vincere. Ma la paura della maggioranza di governo è un’altra: l’ascesa di Futuro nazionale (Fn), il partito di estrema destra, xenofobo, omofobo, sovranista e antieuropeista dell’ex generale Roberto Vannacci. Secondo i sondaggi, Fn avrebbe superato Forza Italia e Lega. Per questo Meloni ha anticipato la campagna elettorale. L’obiettivo è riconquistare gli elettori di destra, frustrati da un’economia stagnante, puntando su temi al centro del dibattito come la sicurezza e l’immigrazione.

In realtà, la questione del numero di studenti stranieri nelle scuole italiane non è un’emergenza: si tratta di poco più di novecentomila alunni, pari all’11,6 per cento del totale. Due terzi sono ragazzi e ragazze di seconda generazione, nati in Italia, e la metà ha un passaporto dell’Unione europea. Già nel 2010 il governo Berlusconi aveva introdotto una norma che fissava al 30 per cento il limite massimo di studenti stranieri per classe, ma non è stata mai applicata.

Risposta educativa

“Meloni oggi propone il tetto agli stranieri nelle classi, cosa che già c’è ma che è impossibile da realizzare. Sarà l’affanno di inseguire Vannacci, ma ormai ha perso totalmente di vista la realtà sociale e demografica del nostro paese: cosa dovrebbe succedere, secondo Meloni, in quelle scuole in cui non ci sono ragazzi di origine italiana, ma solo alunni provenienti da famiglie di immigrati? Annullerà le classi e manderà i ragazzi per strada o in scuole lontane chilometri pur di preservare la purezza della razza?”, si è chiesto Riccardo Magi, di +Europa. “Ricordo a Meloni che l’obbligo scolastico non solo è previsto dalla costituzione, ma è uno dei capisaldi dell’integrazione (…) La presidente del consiglio non vuole affrontare la realtà italiana, fatta di bambine e bambini stranieri che frequentano le nostre scuole e a cui dobbiamo offrire una istruzione per farli diventare cittadini e cittadine italiani. Non è ghettizzandoli che Meloni crea più sicurezza. Anzi, è l’esatto opposto”, ha aggiunto.

“Ancora una volta, invece di occuparsi della scuola, insegue la destra neofascista dell’Afd e di Vannacci, che ha proposto classi differenziate per gli studenti con disabilità. La verità è che alla presidente del consiglio del funzionamento della scuola non interessa nulla”, ha detto Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra, ricordando che gli stipendi degli insegnanti italiani sono tra i più bassi d’Europa.

“Le risorse non ci sono, ma per la propaganda si trova sempre spazio. Ma chi sono questi studenti stranieri? Sono bambini e ragazzi che vivono in Italia, siedono nei nostri banchi, parlano la nostra lingua e vogliono imparare e integrarsi. Molti sono nati qui e sono italiani in tutto tranne che sulla carta. Se lo stato li esclude o li mette in quota crea una generazione di dimenticati, senza istruzione e senza futuro, con un costo sociale che pagheremo tutti”, ha sostenuto.

“Le nostre scuole hanno bisogno di risorse, non di nuove divisioni. Se ci sono difficoltà linguistiche o d’integrazione, la risposta deve essere educativa: più insegnanti, percorsi di italiano, mediatori culturali, sostegno alle famiglie e più attenzione ai ragazzi che vivono situazioni di fragilità”, afferma Marco Simiani, del Partito democratico.

L’ex generale Vannacci è stato l’unico ad applaudire all’annuncio di Meloni. Si è si è detto “assolutamente d’accordo” con il divieto del burqa nelle scuole – una misura che “doveva arrivare anni fa”, ha sottolineato – e con l’introduzione di un tetto al numero di stranieri nelle classi, “perché altrimenti non siamo in una classe italiana, ma in una classe straniera”. ◆ sc

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Questo articolo è uscito sul numero 1684 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati