È come se gli fosse crollato il mondo addosso. Fino a poco tempo fa Isabel dos Santos (nota imprenditrice, ex presidente dell’azienda petrolifera di stato Sonangol nonché figlia dell’ex presidente angolano José Eduardo dos Santos) e il marito Sindika Dokolo erano l’incarnazione di una storia di successo africana. Ma con la pubblicazione, il 19 gennaio, di un’inchiesta del Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (Icij), il loro nome è stato associato ad accuse di appropriazione indebita di denaro pubblico e conflitti d’interessi, facendo calare un’ombra sulle circostanze in cui hanno creato la loro fortuna.

I giornalisti dell’Icij hanno potuto esaminare 715mila documenti trafugati (i Luanda leaks, dal nome della capitale dell’Angola) che mostrano come “un esercito di società finanziarie e di gestione patrimoniale occidentali, di avvocati, commercialisti e funzionari” ha aiutato Dos Santos, 13a nella classifica degli africani più ricchi di Forbes, e Dokolo, un noto collezionista d’arte, a nascondere i loro averi al fisco. Accuse respinte con forza dalla coppia. “È un attacco politico orchestrato dal regime angolano, che mi considera una minaccia”, ha detto Dos Santos il 20 gennaio. Ecco quattro punti da mettere in evidenza.

Isabel dos Santos a Londra, 9 gennaio 2020 (Toby Melville, Reuters/Contrasto)

Un impero costruito sulla frode? Nel dicembre del 2019 la giustizia angolana aveva disposto il congelamento dei beni della coppia, cominciando a far luce sull’entità del suo patrimonio in Angola. Con i Luanda leaks, si scopre che il loro impero si espande a livello internazionale, con più di quattrocento aziende e filiali in 41 paesi (il 60 per cento è concentrato in Angola e Portogallo), tra cui paradisi fiscali e paesi a fiscalità agevolata.

Chi sono i complici della coppia? **Le rivelazioni colpiscono duramente l’immagine della coppia, ma anche di alcuni stretti collaboratori, avvocati, banchieri e consulenti. Secondo il giornale portoghese Expresso, Dos Santos poteva contare su un gruppo di fedelissimi a Lisbona. Ma i Luanda leaks fanno luce anche sul ruolo di agenzie di consulenza come la Pricewaterhouse­Coopers, il Boston Consulting Group e la Kpmg, che hanno certificato conti e fatturazioni nonostante le zone d’ombra. **Per il fatto di essersi rivolta a queste agenzie, Isabel dos Santos sostiene di aver sempre agito nel rispetto della legge.

Un regolamento di conti politico? I Luanda leaks sono usciti in un momento di forti tensioni tra la famiglia dell’ex presidente José Eduardo dos Santos, per 38 anni alla guida del paese, e il suo successore João Lourenço, impegnato in una crociata anticorruzione dalla sua elezione nel 2017. Ma i dubbi sull’origine della ricchezza dei Dos Santos non sono una novità, e la corruzione del regime angolano era stata denunciata già alla fine degli anni novanta dal giornalista Rafael Marques de Morais, che per questo era finito in prigione. Nel 2013, l’anno in cui Isabel diventò la prima miliardaria africana, Marques de Morais stabilì una connessione tra il successo dell’imprenditrice e il fatto che fosse figlia del presidente, un legame che l’aveva aiutata a entrare nel settore dei diamanti e della telefonia mobile.

**Ci saranno conseguenze sul piano giudiziario? **Isabel dos Santos deve già affrontare due processi. Il primo, in Angola, comincerà a metà marzo e le è costato il congelamento dei beni. Il secondo, in Portogallo, si concentra sui suoi investimenti nel paese europeo. Probabilmente i Luanda leaks aiuteranno il lavoro degli inquirenti. Questo è particolarmente vero per quanto riguarda il braccio di ferro tra Dos Santos e la Sonangol, azienda da lei guidata dal giugno del 2016 al novembre del 2017. Dopo averla licenziata la società petrolifera l’ha accusata di aver rubato 38 milioni di dollari. Nei Luanda leaks si parla di più di cento milioni di dollari trasferiti in condizioni sospette dalla Sonangol a società di Dubai che fanno capo a Isabel dos Santos. Intervistato dal quotidiano portoghese Expresso, il procuratore generale dell’Angola Hélder Pitta Grós ha detto che l’accusa userà tutti gli elementi a sua disposizione per fare chiarezza. ◆ fsi

Estelle Maussion è una giornalista economica francese. Ha scritto _La dos Santos company _(Karthala 2019).

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Questo articolo è uscito sul numero 1342 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati