I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana la freelance norvegese Eva-Kristin Urestad Pedersen.

Nel 2014, quando i russi presero la Crimea, ero in Ucraina per lavoro. La tensione era palpabile, ma non solo a causa dell’aggressione russa. Il nuovo governo di Kiev era determinato a cancellare tutti i monumenti e i ricordi dell’epoca sovietica. L’azione più visibile era la demolizione delle statue di Lenin presenti in tutte le città ucraine. Nella città di Zaporižžja la statua di Lenin era particolarmente grande. La gente del posto ci teneva molto e per evitare che il monumento fosse rimosso decisero di fare una cosa: cucirono un’immensa maglietta, fatta come la bandiera blu e gialla ucraina, e la infilarono alla statua. Il messaggio era chiaro: noi siamo patrioti, ma Lenin fa parte anche della nostra storia. Come nota Giorgio Caravale, il desiderio di controllare il passato è un istinto umano. Però l’autore di Chi controlla il passato è stato troppo timido: questo piccolo libro poteva essere tranquillamente lungo il doppio con ancora più esempi. Il rischio è che il lettore non comprenda quanto sia diffusa la voglia di voler controllare quella che gli anglosassoni chiamano narrative, ovvero l’interpretazione della storia. Detto questo, l’importante è che il libro ci sia. Ci servono degli storici che difendono la complessità della storia nelle sue espressioni collettive, proprio come fa Caravale. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1661 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati