Il padovano Miguel Vila, dopo la trilogia del nordest, sposta leggermente l’asse geografico-metropolitano tra Bologna e il Friuli con un nuovo unabomber, confermando la sua capacità di rappresentare in maniera originale e profonda l’alienazione nella società postindustriale e postmoderna. Vila, che narra con la geometria delle vignette circolari o quadrate grandi, piccole o piccolissime, lasciando anche molti spazi bianchi (quelli del non detto, della suggestione metafisica), ha saputo personalizzare la lezione della graphic novel statunitense che tratta delle medesime tematiche, dal maestro Chris Ware al nuovo nome degli ultimi anni, Nick Drnaso, ma anche quella del canadese Seth (per il lavoro minimale in vignette anche piccolissime). Ma non c’è propriamente l’umanesimo (malinconico e nostalgico) di Ware e Seth. C’è invece un’umanità in buona parte orrida anche fisicamente (la sequenza con la moglie del presunto unabomber che si scaccola non è gratuita), perché Vila si situa anche al crocevia tra il minimalismo dei maestri statunitensi e una sorta di grottesco esibito, nel quale sarebbe fortissimo anche senza il minimalismo. Nel ritrarre un microcosmo umano o una microumanità, che presto diventa anche un giallo sorprendente, l’autore non manca però di umanità, poiché la sua rappresentazione non è fredda, ma dolente. Un’opera narrativa importante, in assoluto.
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Questo articolo è uscito sul numero 1670 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati